Nella più che settantennale storia del Consiglio d'Europa, quello che si è tenuto tra martedì e mercoledì a Reykjavik, in Islanda, è soltanto il quarto vertice. Un evento che in questa fase storica si caratterizza per il messaggio di unità che i capi di Stato e di governo dei 46 Paesi membri rivolgono soprattutto al grande assente, la Russia di Vladimir Putin, estromessa dall'organizzazione a seguito dell'invasione militare dell'Ucraina.
Dalla capitale islandese, i leader europei hanno voluto riaffermare l'impegno dei loro Stati a rispettare democrazia, diritti umani e Stato di diritto. Il primato del diritto, insomma, in antitesi alla forza bruta di cui la guerra scatenata dalla Russia è in Europa la manifestazione più grave dal secondo dopoguerra.
Ma il vertice ha inteso anche avviare un percorso per certificare le responsabilità di Mosca in vista di futuri indennizzi. Di qui l'idea di istituire un registro dei danni con sede all'Aja per catalogare le perdite e i danni causati dalle forze russe in Ucraina. "Riscontriamo un sostegno molto deciso all'iniziativa" ha affermato la prima ministra islandese Katrin Jakobsdottir. "Un grande passo che esige molta preparazione per la sua attuazione".
Nonostante mettere Mosca di fronte alle proprie responsabilità non sarà impresa facile, quaranta Paesi hanno già sottoscritto l'iniziativa, mentre la Svizzera con altri due Stati ha annunciato che aderirà.
Altri punti strettamente legati alla guerra: il sostegno a Kiev per garantire giustizia alle vittime dell'aggressione russa e per il rimpatrio dei bambini ucraini deportati. I leader europei hanno anche riconosciuto la connessione fra la preservazione dell'ambiente e la tutela dei diritti fondamentali e l'esigenza di assicurare l'attuazione delle sentenze della Corte dei diritti umani di Strasburgo, l'emanazione più visibile del Consiglio d'Europa.







