Reportage

Arkansas, dove la guerra commerciale con la Cina ridisegna l’America profonda

Viaggio nello Stato del Sud, dove la politica dei dazi incide su siderurgia e agricoltura

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Un vessillo americano appeso nell’acciaieria della Lexicon Steel
03:25

Arkansas, la guerra dei dazi colpisce gli agricoltori

Telegiornale 13.05.2026, 20:00

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Di: Massimiliano Herber (con Fabien Ortiz), corrispondente RSI negli Stati Uniti

Mercoledì 26 febbraio dell’anno scorso l’Arkansas smise di essere solo uno Stato del Sud. Diventò una frontiera, l’avamposto dell’America First contro Pechino. Nel Capitol di Little Rock la governatrice Sarah Huckabee Sanders annuncio un pacchetto di leggi per mantenere una promessa: “tenere l’influenza della Cina comunista fuori dallo Stato”.

Distese di campi di riso a Stuttgart, Arkansas

Distese di campi di riso a Stuttgart, Arkansas

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Un solo terreno di proprietà cinese da allora è stato sottoposto a una vendita forzata, ma il “Communist China Defense package” non erano soltanto leggi, ma qualcosa di più. Un simbolo, uno slogan trasformato in legge, un passo in linea con l’approccio dell’Amministrazione Trump nei confronti della superpotenza cinese dal 2018. Ma nello Stato il bilancio di quella politica è bifronte… Da un lato vi è l’industria siderurgica che corre grazie ai dazi su acciaio e alluminio. Dall’altro molti agricoltori arrancano, tra mercati che si chiudono e costi che aumentano.

Jay Cocker, Presidente del CdA della “Producers Rice Mill”, Stuttgart (Ar)

Jay Cocker, Presidente del CdA della “Producers Rice Mill”, Stuttgart (Ar)

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Stuttgart è considerata “la capitale mondiale” di questo cereale. In Arkansas si produce il 45 % del riso americano. Da oltre trent’anni Jacob “Jay” Cocker coltiva riso ed è a capo di una cooperativa che coinvolge i produttori lungo il Delta del Mississippi, anche in Alabama e Louisiana. Per lui gli ultimi anni sono stati una “tempesta perfetta”, il prezzo del riso è sceso del 40 percento, complici l’aumento del prezzo di fertilizzanti e benzina e la concorrenza di chi in precedenza coltivava semi di soia e visti i contro-dazi cinesi ora è stato costretto a cambiare coltura. A Trump in viaggio verso Pechino chiede una cosa sola: “abbiamo bisogno di stabilità. Di partner commerciali affidabili. E di una domanda costante, stagionale ma prevedibile, su cui poter contare”.

L’esterno della Lexicon Steel a Blytheville (Ar)

L’esterno della Lexicon Steel a Blytheville (Ar)

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Due terzi degli abitatati dell’Arkansas hanno votato Donald Trump nel 2024. Il presidente pare godere ancora abbondantemente della fiducia degli elettori dello Stato, Specie in chi lavora nelle acciaierie all’ovest, verso il confine con il Tennessee, assicura Clif Chitwood, che da anni lavora per promuoverne lo sviluppo economico. “Qui ci sono gli operai siderurgici meglio pagati al mondo, spiega, un ragazzo di 25 anni può guadagnare 150’000 dollari all’anno”.

Clif Chitwood, Ente per lo sviluppo economico della Contea di Mississippi, Arkansas

Clif Chitwood, Ente per lo sviluppo economico della Contea di Mississippi, Arkansas

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La Mississippi County è la contea dove si produce più acciaio in America. La “Rust Belt” ha trovato un’alternativa nel sud, lungo “il grande fiume”. Molte compagnie metallurgiche hanno investito moltissimo in Arkansas, trasferendo parte della loro industria. “Oggi potremmo competere con chiunque, spiega Chitwood, grazie ai progressi tecnologici compiuti: un’acciaieria come questa (v. reportage del Telegiornale) se fosse stata costruita ai tempi di Andrew Carnegie nel XIX secolo avrebbe impiegato 30’000 persone. Se fosse stata costruita negli Anni ‘30, ne avrebbe avute 15’000. Negli Anni ‘50, 5’000… oggi in un’acciaieria ci sono 1’000 uomini per turno”.

La Cina non fa più paura, ma son stati i dazi di Trump a ridare slancio al settore come assicura Dan Brown, vicepresidente e direttore operativo della Big River Steel (parte del gigante US Steel): “in passato, ci dice in videoconferenza, l’acciaio proveniente dalla Cina veniva consegnato qui a un prezzo inferiore di circa 300-400 dollari a tonnellata rispetto a quello praticato sul mercato statunitense. Quindi non era nemmeno possibile competere…”

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Dan Brown, VP e COO della Big River Steel - fonte RSI SRG SSR

RSI Info 13.05.2026, 14:29

Nelle acciaierie di Blytheville si respira ottimismo e si racconta con un certo orgoglio il proprio operato. “Certo che ne sono orgoglioso, dice Paul Roquet della Lexicon Steel, costruiamo l’America ogni giorno.” Non vuole parlare di Trump o di dazi, ma apprezza la politica protezionistica americana. “Mi sento più protetto con le misure attualmente in vigore, dice convinto. L’economia gira, il lavoro non manca come non accadeva da anni”.

Paul Roquet - Paul Roquet, capo officina alla Lexicon Steel, Blytheville, Ar

Paul Roquet - Paul Roquet, capo officina alla Lexicon Steel, Blytheville, Ar

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È una boccata d’ossigeno, in uno degli Stati più poveri d’America. Qui il reddito medio resta sotto i 55’000 dollari l’anno. Un bambino su cinque cresce sotto la soglia di povertà. In questo paesaggio, il protezionismo non è un’ideologia. È una parola che rassicura, quasi una promessa. Il protezionismo di Donald Trump verso la Cina diventa così qualcosa di semplice da capire: proteggere. E in uno Stato fragile, la protezione pesa più del resto.

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