Reportage

Sul Dnipro la guerra dei droni e delle incursioni

I marines della 40ª brigata di fanteria respinge gli assalti anfibi. A Kherson 5’500 velivoli senza pilota in una settimana, il doppio rispetto a un anno fa

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Marines ucraini sul Dnipro
04:52

Sul Dnipro la guerra dei droni e delle incursioni

RSI Info 11.05.2026, 11:59

  • Michael Shtekel/RSI Info
Di: Vincenzo Leone (con Michael Shtekel), collaboratore RSI dall’Ucraina

Il gommone arriva ad alta velocità, la barra del motore fa virare su un fianco la sagoma nera che punta dritta verso il punto di sbarco. A prua un marine tiene il fucile d’assalto spianato, a bordo sono in sei. Scendono in cinque e il gommone riparte. In pochi secondi sono tutti nascosti tra la fitta vegetazione, canneti alti un metro e mezzo che circondano la palude. Aspettano un segnale dal comandante via radio, e proseguono muovendosi separatamente, tenendosi bassi e tra le distese di canne.

La squadra di marines fa parte della 40ª brigata di Fanteria marina dell’esercito ucraino, una unità specializzata nel pattugliamento di aree costiere e fluviali del sud dell’Ucraina. Hanno condotto operazioni sul fianco orientale e meridionale del Paese, il loro compito è quello di respingere gli assalti delle squadre anfibie russe che cercano di attraversare il fiume Dnipro. Che in quest’area a sud dell’Ucraina, rappresenta anche la linea del fronte. Dopo la liberazione degli Oblast di Mykolaiv e Kherson nell’autunno del 2022, i russi - che erano arrivati lì dai primi giorni dell’invasione su larga scala - sono stati respinti e si trovano oltre la riva sinistra del fiume.

Un soldato della fanteria marina lungo il Dnipro

Un soldato della fanteria marina lungo il Dnipro

  • Michael Shtekel/RSI Info

Lo scenario: sbarcare nella zona grigia

Le aree dove operano sono segnate dal passaggio dell’acqua, zone paludose attraversate da corsi d’acqua, e piccole isole e lingue di terra. In uno scenario come questo oggi stanno addestrando le nuove reclute che sono appena entrate tra le fila dell’unità. “Abbiamo appena svolto con questo gruppo azioni tattiche sia sull’acqua, sui mezzi galleggianti, e anche a terra” racconta dal punto di sbarco “Archer”, istruttore della brigata al comando oggi qui.

“Lo scenario era questo: sbarcare nella zona grigia. Dove non è controllato né da noi né dal nemico”. Da lì poi ci si muove in gruppi sempre più piccoli aspettando comunicazioni radio. “È un compito complesso avanzare in un territorio dove ancora non c’è nessuno”, spiega Archer. Sono tutte operazioni - aggiunge - fatte per “contenere il nemico e non permettergli di avanzare o arrivare sulla nostra riva”.

“Archer”, istruttore di brigata

“Archer”, istruttore di brigata

  • Michael Shtekel/RSI Info

Le componenti fondamentali per il loro lavoro - raccontano - sono quelle di mimetizzarsi: effettuano missioni e operazioni con reti formate da vegetazione e addestrano i marines qui a confondersi totalmente con la natura. C’è certamente il fattore dell’imprevedibilità e di operare incursioni cogliendo di sorpresa i russi. Ma il pericolo più grande è quello di essere visti da droni da ricognizione e di attacco, dagli FPV a quelli con cariche esplosive ancora più grandi e dagli effetti devastanti.

Lo confermano qui ed è una realtà che si spiega anche con un dato, condiviso dalle autorità militari dell’Oblast di Kherson. E che certifica un’offensiva di primavera che è in corso e che punta a saturare le difese aeree di tutta l’Ucraina, in un momento molto delicato per le scorte di missili intercettori e con lo scenario iraniano che ha - di fatto - spostato attenzione e armamenti statunitensi verso il Medio Oriente.

Marines ucraini durante un'esercitazione

Marines ucraini durante un'esercitazione

  • Vincenzo Leone/RSI Info

“I russi continuano ad aumentare l’intensità degli attacchi con droni contro la regione di Kherson”, si legge sul canale Telegram di Oleksandr Prokudin, capo dell’amministrazione militare regionale dell’Oblast di Kherson. “La scorsa settimana il nemico ha lanciato contro la regione quasi 5’500 droni, circa 900 in più rispetto al periodo precedente”, scrive. Più del doppio rispetto a un anno fa, quando si registravano picchi di 2’500 droni a settimana.

“Nel solo settore di Kherson parliamo di 700-800 droni kamikaze al giorno, di cui 300-350 sono droni ad ala fissa e munizioni circuitanti come i Molniya e i Lancet. Questi hanno una gittata maggiore”, secondo quanto detto a Ukrinform da Vladyslav Voloshyn, portavoce del comando delle Forze di difesa del Sud. “Stanno utilizzando anche Shahed a propulsione jet, che hanno elevata velocità e lungo raggio”, ha aggiunto. I marines di questa brigata hanno anche unità di difesa aerea. Ad aprile hanno intercettato e distrutto 91 obiettivi aerei nell’area, a marzo 115 obiettivi, a febbraio 95.

Marines ucraini durante un esercitazione

Marines ucraini durante un esercitazione

  • Vincenzo Leone/RSI Info

Occhi sempre puntati verso il cielo

Il cielo è una parte fondamentale del loro lavoro, spiegano qui. “ Se vola molta roba, allora nessuno eseguirà nulla. È semplicemente pericoloso”, spiega “Loza”, un altro degli istruttori che oggi segue l’addestramento. E poi racconta come sia sfruttato tutto. “Prima di tutto la meteo”, spiega.  “Il cambio delle stagioni significa sempre nebbie, piogge e così via” e queste sono le condizioni ideali per le loro incursioni. “È meglio usare questo periodo per lavorare al massimo. In estate, quando è sereno, naturalmente è più difficile. Questo non riguarda lo sgombero dei feriti, allora si opera con qualsiasi tempo. Ma in generale la meteo è considerata moltissimo”.

Marines ucraini durante un'esercitazione

Marines ucraini durante un'esercitazione

  • Vincenzo Leone/RSI Info

Oggi il tempo qui è buono, e come conferma Loza, non sarebbe un giorno ideale per una missione operativa. Poi racconta dei rischi delle missioni di incursione che pianificano. Sono “gli stessi con cui si confrontano le unità di fanteria. È tutto uguale, solo che noi non abbiamo copertura”, spiega . “Non abbiamo posti dove nasconderci”, aggiunge. Ecco perchè l’importanza delle tecniche di mimetizzazione, e di avere piani dettagliati e precisi. “Prima di tutto pianificazione. Si scelgono le condizioni meteorologiche, si scelgono le zone di sbarco, di imbarco e così via. E poi la regola principale, che bisogna fare tutto velocemente. Finito il briefing con le reclute, si torna in acqua e si prova un’altra incursione. In un contesto che per molti qui vuol dire casa.

Ponti, strade e curve nel sud dell’Ucraina si snodano attorno all’acqua, tra laghi, fiumi e il Mar Nero. I marines di questa unità hanno un obiettivo che ripetono più volte oggi qui, difendere il fiume. “Non passeranno da questa parte, nessuno permetterà loro di farlo”.

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Putin, la guerra "sta volgendo al termine"

Telegiornale 10.05.2026, 20:00

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