Alex Honnold scalerà questo sabato, in free solo - quindi senza corde né aiuti - i 508 metri del Taipei 101, l’undicesimo edificio più alto del mondo, il grattacielo simbolo della capitale taiwanese. A trasmettere in diretta il tentativo sarà Netflix, che su questa impresa ha costruito un evento mediatico tanto coinvolgente quanto controverso.

Lo "Spider-Man" francese Alain Robert durante la scalata del Taipei 101 nel 2004
Non è la prima volta che il Taipei 101 diventa “palestra” di arrampicata. Il 25 dicembre 2004, pochi giorni prima dell’inaugurazione ufficiale di quella che era allora la torre più alta del pianeta (il primato è ora detenuto dal Burj Khalifa di Dubai, con i suoi 828 metri), Alain Robert affrontò la stessa scalata, ma le autorità taiwanesi gli imposero l’utilizzo di una corda di sicurezza. Sarebbe stato un battesimo rovinato se lo “Spider-Man” francese, che allora aveva 42 anni, si fosse sfracellato al suolo. Invece impiegò quasi quattro ore per issarsi sul pinnacolo più alto, all’incirca il doppio di quanto aveva previsto, ma quel giorno pioveva e tirava un forte vento.

Il 25 dicembre 2004 il francese Alain Robert doma il Taipei 101, ma è incordato
Questo sabato 24 gennaio, alle 2.00 di notte in Svizzera (venerdì sera per il pubblico statunitense), si replica con difficoltà accresciute. L’asticella è sempre a 508 metri, ma il californiano Honnold, che oggi ha 40 anni, una moglie e due figli piccoli, ci ha aggiunto un brivido ulteriore. Affronterà le pareti di vetro e acciaio della torre asiatica con il suo caratteristico stile: senza corde né altre attrezzature. In pratica, una caduta significherebbe la morte del celebre climber. Né più né meno di un’altra sua leggendaria impresa, quando, nel 2017, si arrampicò in free solo su El Capitan, nel Parco nazionale dello Yosemite, negli USA. Lo strapiombo verticale di 900 metri fu conquistato in poco meno di quattro ore, mentre una troupe cinematografica lo riprendeva. Il film che ne fu tratto, Free Solo, vinse nel 2019 l’Oscar come miglior documentario.
Alla vertigine fredda provata da chi fu catturato da quell’arrampicata oltre l’immaginabile si aggiunge stavolta la tensione emotiva di chi sa che il protagonista si sta giocando la vita in diretta. Un po’ come chi, per citare un cantautore, “ride con gli occhi al circo Togni quando l’acrobata sbaglia il salto”. O quasi. L’evento “Skyscraper Live” sarà infatti trasmesso con una differita di dieci secondi.
È la “rete di sicurezza” che si è data Netflix per interrompere o intervenire sulla diffusione nel caso in cui qualcosa andasse storto. Un’opzione necessaria e fondamentale anche secondo Subbu Vincent, direttore di etica del giornalismo e dei media all’Università di Santa Clara, in California: “Non credo che sia etico procedere alla trasmissione in diretta di qualsiasi cosa dopo”, ha dichiarato all’agenzia Associated Press. E con “after”, “dopo”, l’esperto intende il momento in cui dovesse accadere l’irreparabile.
Honnold, che si è allenato per mesi affinché ciò non accada, non ritiene che la sua scalata sarà particolarmente difficile. Ha provato alcuni movimenti sull’edificio e ne ha discusso con lo stesso Robert. “Non credo che sarà così estrema”, ha detto il climber, soprannominato “No Big Deal” per la sua tendenza a minimizzare. “Vedremo. Penso che sia il punto perfetto in cui è abbastanza difficile da essere coinvolgente per me e, ovviamente, è una salita interessante”.

Il climber californiano: “Non credo che sarà così estrema”
L’edificio ha 101 piani, e la parte più difficile è costituita dai 64 piani della sezione centrale: i “giunti di bambù”, come li chiama Honnold, che conferiscono all’edificio il suo aspetto caratteristico. Diviso in otto segmenti, ognuno prevede otto piani di arrampicata ripida e strapiombante, seguiti da un balcone su cui lo scalatore americano potrà riposare.
Il produttore dell’evento, James Smith, ha coinvolto nell’organizzazione un gruppo di specialisti nella gestione dei rischi per cinema e televisione. Smith e Honnold potranno comunicare per tutta la durata dell’arrampicata. Ci saranno cameraman posizionati all’interno dell’edificio, vari varchi e punti di fuga lungo il percorso, e quattro operatori sospesi su corde.
“Tutte queste persone conoscono e si fidano di Alex. Gli staranno vicino per tutta la durata della scalata”, ha detto il produttore. “Faranno delle riprese straordinarie, ma sono anche lì per tenerlo d’occhio e, in caso di problemi, aiutarlo”.

Un duro allenamento fisico e il grattacielo nel mirino
Anche le condizioni meteorologiche saranno monitorate attentamente. Al momento non è esclusa la possibilità di una pioggia leggera al mattino. “Se le condizioni sono avverse, Honnold non salirà”, ha detto Smith. È la “clausola di uscita” posta a ulteriore garanzia in un evento comunque costruito per la televisione.
Ma quello della diretta non è l’unico aspetto che solleva critiche. Un altro riguarda l’influenza che Honnold potrebbe esercitare su giovani impressionabili, i quali potrebbero sentirsi incoraggiati a correre rischi analoghi. Molti “potrebbero” in un dibattito sull’emulazione che da sempre corre sul filo tra prevenzione e conformismo.
È infatti verosimile che pubblico e climber chiedano al Taipei 101 emozioni diverse: il telespettatore cerca un po’ di brivido stando comodamente seduto sul divano; Honnold, forse, il senso di una nuova sfida. “Quando si considerano gli obiettivi dell’arrampicata, si cercano cose singolari”, ha detto il californiano all’AP. E poi c’è la “borsa”, il compenso che resta riservato, da parte di Netflix, che poco più di un anno fa era già riuscita a portare su un ring, a 58 anni, Mike Tyson. Contro lo youtuber Jake Paul finì in farsa; con il supremo “interprete” di El Capitan promette di andare diversamente.

Setteventi del 22.01.26, la sfida di Alex Honnold
RSI Info 22.01.2026, 16:21
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