Continua a Kobane la resistenza dei peshmerga curdi - tre/quattromila tra uomini e donne armati solo di kalashnikov e ormai con poche munizioni a disposizione - contro gli jihadisti dell'autoproclamato Stato Islamico (IS) che, forti di armi pesanti e con l'appoggio di carri armati, sono ormai riusciti a mettere le mani su circa un terzo della città siriana al confine con la Turchia.
Gli appelli dei resistenti curdi, che chiedono rifornimenti e l'intervento delle truppe turche contro gli jihadisti, rimangono inascoltati. I carri armati di Ankara, schierati lungo il confine non si sono mossi. Anzi, fa notare l'inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi ai microfoni di Modem, i militari turchi intervengono piuttosto per impedire ai volontari curdi di attraversare il confine per correre in aiuto degli assediati.
"Erdogan è tornato a dire che considera i terroristi dell'IS alla pari del PKK, il maggior movimento indipendentista curdo in Turchia. A lui fa solo comodo che muoiano i curdi in Siria - spiega Cremonesi -. Quindi non stupisce la passività del governo turco, che non ha nessuna intenzione di attaccare l'IS e difendere i curdi se non ha in cambio accordi specifici con i curdi in casa propria e con la comunità internazionale, per cambiare la situazione in Siria. In caso contrario Erdogan lascerà che i difensori di Kobane vengano uccisi uno per uno nei prossimi giorni".
Intanto, mentre a Kobane infuria la battaglia, il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, al termine di un incontro con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, è stato categorico. "Non è realistico aspettarsi che laTurchia conduca da sola un'operazione terrestre" contro l'IS in Siria, ha affermato.
M.Ang./Red MM/MODEM
Dal TG20
RG 18.30 del 09.10.14 - Il servizio di Silvia Piazza
La città siriana al confine con la Turchia




