Mondo

Caso Garlasco, quando la cronaca diventa spettacolo

Dopo la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, il dibattito torna anche sulla copertura ossessiva dei casi giudiziari

  • 2 ore fa
  • 36 minuti fa
Una settimana fa l'arrivo di Alberto Stasi in procura a Pavia

Una settimana fa l'arrivo di Alberto Stasi in procura a Pavia

  • ANSA
Di: SEIDISERA - Francesca Torrani / Tieffe 

Quando l’informazione diventa spettacolo, può avere degli effetti “devastanti”. È una delle riflessioni emerse dal ritorno sotto i riflettori del caso di Garlasco, la vicenda giudiziaria legata all’uccisione di Chiara Poggi nel 2007. A parlarne ai microfoni di SEIDISERA è stato l’avvocato Paolo Della Sala, secondo cui la copertura ossessiva di casi di cronaca nera in Italia ha ormai superato i confini dell’informazione, trasformandosi in spettacolarizzazione.

I fatti

Il caso prende il nome dalla cittadina in provincia di Pavia dove, il 13 agosto del 2007, Chiara Poggi fu uccisa in casa sua all’età di 26 anni. Le indagini, che fecero seguito a una vicenda giudiziaria lunga e complessa, portarono nel 2015 alla condanna a 16 anni di carcere dell’allora fidanzato della giovane, che si è sempre professato innocente.

La sentenza non ha però mai individuato un movente. Nel 2025, a seguito di nuove analisi sul materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima e condotte con tecnologie più avanzate rispetto al momento dell’omicidio, il caso è stato riaperto dalla Procura di Pavia.

Un amico del fratello minore di Chiara Poggi è stato prima indagato e giovedì formalmente accusato dell’uccisione della giovane donna; avrebbe agito dopo il rifiuto ad un approccio di natura sessuale.

Gli effetti dei media sulla politica giudiziaria

Secondo Della Sala, il caso Garlasco rappresenta “probabilmente il massimo possibile” della spettacolarizzazione mediatica della cronaca giudiziaria. Un fenomeno che, ha sottolineato, non riguarda soltanto l’Italia e che negli ultimi anni ha assunto proporzioni sempre più estreme.

Un esempio portato da Della Sala è una recente sentenza alla Corte d’Assise d’Appello di Milano, nella quale i giudici hanno scritto che il processo mediatico aveva influenzato il comportamento di un’imputata durante il procedimento. “La Corte ha ritenuto non attendibili alcune dichiarazioni, perché l’influenza del processo mass mediatico era stata tale da rendere suggestionata l’imputata stessa”, ha spiegato.

Il rischio del “populismo giudiziario”

Ma le conseguenze, secondo l’avvocato, non si limitano alle persone direttamente coinvolte nei procedimenti giudiziari. “Questo è un tema delicatissimo. Gli effetti sono piuttosto devastanti”, ha affermato Della Sala. Nonostante l’Italia sia, statisticamente, un Paese con un basso tasso di criminalità - più basso della Svizzera, sottolinea - la continua esposizione mediatica ai casi violenti contribuisce a diffondere l’idea di una società molto meno sicura di quanto indichino i dati reali.

Secondo Della Sala, questa “ridondanza mediatica” avrebbe portato anche a interventi legislativi definiti inutili da molti specialisti del diritto penale, in risposta a quello che lui definisce un “populismo giudiziario”. Un fenomeno che rischia di orientare la politica “in una direzione che non serve a rispondere alle esigenze di prevenzione”.

La mediatizzazione, ha aggiunto, può inoltre influenzare indirettamente gli stessi processi, soprattutto nei casi di omicidio più seguiti dall’opinione pubblica. Il “martellamento continuo”, ha spiegato, rischia di condizionare anche “quelli che saranno poi i giudici [...] e tende a non rispettare il principio di non colpevolezza”.

L’inseguimento della spettacolarizzazione

Per Della Sala, una delle cause di questa trasformazione è anche il cambiamento del panorama dell’informazione. Se in passato il giornalismo professionale era la principale fonte di diffusione delle notizie, oggi si confronta con “siti o social media non controllati professionalmente”. Secondo l’avvocato, parte dell’informazione tradizionale ha cominciato così a imitare quelle dinamiche: “Io ho la sensazione che purtroppo l’informazione professionale vada inseguendo l’esasperazione, la spettacolarizzazione e l’esagerazione”, ha concluso.

SEIDISERA del 08.05.2026

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare