- Un sabato come tanti
- “Era azzurra ed era molto bella”
- Il test che spalanca l’inferno
- Il sacrificio dei “liquidatori”
- Il silenzio colpevole di Mosca
- Migliaia di bambini colpiti dal tumore alla tiroide
- Fauna e turisti: la zona morta rivive
- Un drone apre un varco nel sarcofago
- Le guerre stanno rilanciando l’atomo
- Il terzo angelo suonò la tromba
Un sabato come tanti

Keystone - Dentro quello che fu una scuola dell'infanzia a Pripyat
Il 26 aprile 1986 per i bambini di Pripyat, nell’allora Unione Sovietica, fu un sabato di scuola come tanti. O quasi. Nella tarda mattinata, infatti, gli insegnanti distribuirono delle compresse di iodio e le lezioni terminarono prima. Non sarebbero più tornati in quelle aule. Il tempo, come la ruota panoramica del parco divertimenti cittadino ancora da inaugurare, si fermò in quello che sarebbe diventato un luogo fantasma.
“Era azzurra ed era molto bella”

Keystone - Una foto unica del quarto reattore distrutto della centrale nucleare di Chernobyl, scattata dal fotografo dell'impianto Anatoliy Rasskazov poche ore dopo l'incidente
La notte precedente, alla 01:23, un boato sordo era stato avvertito a tre chilometri di distanza. Proveniva dalla centrale nucleare di Chernobyl, a sud-est della città ucraina di circa 50’000 abitanti costruita nel 1970 per ospitare i lavoratori del sito.
Alexander Yuvchenko, un ingegnere in servizio nella centrale a quell’ora, raccontò di aver visto una colonna di luce, come un raggio laser, levarsi dal reattore numero 4 distrutto dall’esplosione: «Era azzurra ed era molto bella. Se fossi rimasto lì qualche minuto in più, sarei morto per l’esposizione ai raggi gamma».
Il test che spalanca l’inferno

Keystone - Questa fotografia, non datata, mostra la distruzione del blocco reattore 4
All’origine del più grave incidente nucleare della storia vi fu un test di sicurezza, aggravato da errori umani e da difetti strutturali del reattore RBMK, un modello sviluppato in URSS tra gli anni ‘50 e ’60. La prova serviva a verificare se, in caso di blackout, l’inerzia della turbina fosse in grado di alimentare le pompe di raffreddamento. Gli operatori non erano però consapevoli dei rischi reali.
Prima del test la potenza del reattore avrebbe dovuto stabilizzarsi tra 700 e 1000 MWt (megawatt termici), ma per un errore operativo alle 00:28 scese a circa 30 MWt, causando l’avvelenamento del nocciolo da xeno-135, un potente assorbitore di neutroni che ostacolò la gestione della reazione. Nel tentativo di ripristinare la potenza, furono ritirate più barre di controllo del consentito, rendendo impossibile lo spegnimento sicuro del reattore.
Il test iniziò alle 01:23:04. La riduzione del flusso d’acqua e l’esaurimento dello xeno portarono a un improvviso aumento della potenza. Quando alle 01:23:40 venne premuto il pulsante di emergenza AZ-5, le barre di controllo - difettose nella progettazione - provocarono per un istante un ulteriore aumento di reattività. In pochi secondi la potenza raggiunse almeno i 30’000 MWt. Le esplosioni sollevarono il coperchio da mille tonnellate del reattore, distrussero il tetto del blocco numero 4 e proiettarono all’esterno grafite incandescente e materiali radioattivi. Una nube radioattiva, spinta dai venti che soffiavano da sud, iniziò a spostarsi verso i territori bielorussi confinanti.
Una nota nel registro operativo della centrale recita: “01:24, forti scosse, le barre si sono fermate prima della fine corsa”.

La nube di Chernobyl
RSI Archivi 30.04.1986, 19:00
Il sacrificio dei “liquidatori”

Keystone - Lavoratori nei dintorni del luogo del disastro, i giorni dopo l'incidente
L’esplosione provocò inizialmente la morte di due operai. Una terza persona morì al mattino per le ustioni. I primi ad arrivare sul posto furono i pompieri di Chernobyl e di Pripyat. Ignari delle radiazioni, salirono sui tetti rimasti intatti e camminarono su frammenti di grafite roventi, ciò che restava del nocciolo sbriciolato. I morti per sindrome acuta da radiazioni nelle settimane successive furono 28 (tra operatori della centrale e soccorritori).
L’intenso incendio della grafite, che venne domato dopo dieci giorni, fu responsabile della dispersione di radionuclidi e frammenti di fissione nell’alta atmosfera. Con un intervento di spegnimento non convenzionale furono scaricate sul reattore circa 5’000 tonnellate di materiali diversi (tra cui boro, piombo, sabbia e argilla) con 1’800 voli di elicottero. Per impedire al nocciolo, ancora rovente, di penetrare nelle falde acquifere fu inoltre costruita una lastra di cemento armato sotto al reattore distrutto. Ciò fu possibile grazie ai 400 uomini che, in sole due settimane, scavarono un tunnel al di sotto dell’Unità 3.
A tre mesi da Chernobyl
RSI Archivi 23.07.1986, 19:00
Il silenzio colpevole di Mosca

Keystone - Mikhail Gorbaciov nel 1986 era Segretario generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica
La gravità dell’accaduto non venne inizialmente nascosta soltanto agli abitanti di Pripyat, sfollati l’indomani con un annuncio che parlava di “evacuazione temporanea”. Un silenzio colpevole venne adottato dalle autorità sovietiche anche con i paesi europei confinanti.
In Occidente il disastro fu scoperto soltanto la mattina del 28 aprile, quando presso la centrale nucleare di Forsmark, in Svezia, livelli anomali di radioattività vennero rilevati sugli abiti di alcuni lavoratori. Le verifiche indicarono subito che la contaminazione proveniva da molto lontano, da sud-est. La sera dello stesso giorno, quando ormai era impossibile negare l’evidenza, Mosca, con un breve comunicato dell’agenzia sovietica TASS, ammise pubblicamente che si era verificato un “incidente” in una centrale nucleare, a 130 km da Kiev, senza fornire dettagli. “Forse è gravissimo” titolava in prima pagina, il 29 aprile, uno dei tanti quotidiani ticinesi esistenti all’epoca.

L'unico colpevole a Chernobyl?
RSI Archivi 25.04.1996, 16:48
Migliaia di bambini colpiti dal tumore alla tiroide

Keystone - 30 novembre 2000: un'operatrice sanitaria accanto a una ragazza di 17 anni appena operata per tumore alla tiroide — una delle conseguenze sanitarie del disastro di Chernobyl — nel reparto di terapia intensiva dell'Istituto di Endocrinologia di Kiev.
L’impatto sulla salute dell’incidente di Chernobyl, secondo l’Agenzia per l’energia nucleare, può essere classificato in termini di effetti acuti e tardivi. Secondo l’ONU i morti accertati sono stati circa 60 e oltre 6’000 casi di tumore alla tiroide in bambini che vivevano nelle aree più contaminate. In documenti successivi, incluso quello del 2025, le Nazioni Unite non hanno mai rivisto il bilancio sanitario fissato dal Chernobyl Forum del 2005. Lo stesso documento parla anche di 4’000 morti oncologiche stimate sul più lungo periodo tra la popolazione più esposta alle radiazioni.

Keystone - Misurazione dei livelli di radioattività a Lugano, 4 giugno 1986.
Nelle settimane successive all’incidente i Paesi dell’Europa occidentale adottarono una serie di misure sanitarie preventive, spesso in modo disomogeneo. La principale restrizione alimentare, per contrastare l’assunzione di iodio-131 e cesio-137, riguardava il consumo di verdure a foglia e latte fresco. Anche in Svizzera, le cui zone più colpite si trovavano nella parte orientale e in Ticino, ci si concentrò sulla catena alimentare, in particolare con il ritiro temporaneo del latte fresco prodotto nelle aree più contaminate.
Poiché l’esposizione era già avvenuta al momento della scoperta, la Confederazione non avviò una distribuzione di massa di ioduro di potassio (le compresse che a Pripyat furono distribuite per saturare la tiroide e contrastare l’assorbimento di iodio radioattivo).

Gli invalidi di Chernobyl
RSI Archivi 20.04.1996, 20:00
Fauna e turisti: la zona morta rivive

Keystone - Una volpe a Pripyat
In seguito all’incidente nucleare di Chernobyl del 1986, il governo sovietico istituì una zona di esclusione di 30 km, evacuando 115’000 persone. Oggi, nonostante la contaminazione, la zona è sorprendentemente piena di vita. La città di Chernobyl, a 16 km dal reattore, ospita circa 3’000 residenti, molti dei quali lavorano nella centrale o in attività correlate, come smaltimento di materiale radioattivo, sicurezza e ricerca scientifica.
La zona di esclusione, sebbene ancora contaminata, ha visto un sorprendente aumento della fauna selvatica. Studi scientifici hanno rilevato un incremento significativo di specie come lupi, orsi bruni, linci, alci, cervi e cinghiali, grazie all’assenza dell’uomo e della pressione venatoria. Le radiazioni iniziali nel 1986 erano estremamente elevate, con livelli fino a 300 Sievert all’ora in alcune aree, letali in pochi minuti. Oggi, i livelli sono notevolmente diminuiti, ma la contaminazione persiste, soprattutto a causa del Cesio-137 con un’emivita di 30 anni. Nonostante ciò, l’esposizione attuale per i visitatori è paragonabile alla radiazione naturale di fondo.
Dal 2011, la zona è stata aperta al turismo, attirando un numero crescente di visitatori, con oltre 100’000 accessi nel 2019. Questo flusso turistico è stato interrotto nel febbraio 2022 a causa dell’invasione russa dell’Ucraina.

La vita nella zona morta di Chernobyl
RSI Info 24.04.2026, 06:00
Un drone apre un varco nel sarcofago
Keystone - Estate 1986: gli operai in posa dopo aver costruito il sarcofago
La prima struttura di contenimento attorno a ciò che restava del reattore numero 4, composta da 7’000 tonnellate di metallo e 400’000 metri cubi di cemento, fu ultimata nel novembre 1986 e doveva durare 30 anni. Nel 2016 venne inglobata dal “New Safe Confinement” (NSC), un imponente sarcofago costato 1,5 miliardi di euro finanziati da donazioni internazionali e progettato per contenere le radiazioni per almeno un secolo.

Keystone - I lavori di costruzione del sarcofago ultimato nel 2016
A destare il drago dal suo auspicato millenario letargo è stato un drone russo che il 14 febbraio 2025 ha colpito il tetto del sarcofago, aprendo una breccia di 6 metri di diametro nello scudo protettivo. Nonostante i livelli di radiazioni nell’area circostante siano rimasti stabili, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha confermato che l’NSC ha perso le sue funzioni primarie di contenimento. I danni dell’attacco, è emerso dalla riunione G7 Esteri dello scorso 26 marzo, ammontano a circa 500 milioni di euro. Tanto costerà mettere una toppa al sarcofago.
Le guerre stanno rilanciando l’atomo

Keystone
Il disastro di Chernobyl è considerato da molti storici un potente acceleratore del crollo dell’Unione Sovietica, che avvenne nel 1991. Il sistema era già in crisi, ma l’incidente nucleare ne evidenziò la fragilità e minò la fiducia dei cittadini nello Stato e nel partito. Lo stesso Michail Gorbaciov, che nel 1985 aveva assunto la guida politica del Paese come segretario generale del Partito comunista sovietico, in occasione del ventennale, nel 2006, affermò che “il disastro nucleare di Chernobyl, più ancora del lancio della perestrojka, fu forse la vera causa del collasso dell’Unione Sovietica cinque anni dopo”.

Keystone - Aprile 2011: una protesta contro il nucleare in Svizzera
Ma anche l’uso civile dell’energia atomica in Occidente subì dei contraccolpi. In molti Paesi europei ci fu un brusco stop ai programmi di espansione e addirittura, come in Italia, un abbandono. La Svizzera imboccò una via intermedia. Decisivo fu però nel 2011 il disastro giapponese di Fukushima che spinse il Consiglio federale a decidere l’uscita graduale dal nucleare. Una rotta confermata dal popolo con l’approvazione nel 2017 della Strategia energetica 2050.

Keystone - I visitatori osservano l'APR 1000, un modello di centrale nucleare sviluppato in Corea del Sud, durante l'International Nuclear Energy Expo di quest'anno a Busan, Corea del Sud
Le crisi energetiche in atto, iniziate con il conflitto in Ucraina nel 2022 e rilanciate ora dalla guerra tra USA e Iran, stanno spingendo una parte crescente della politica – soprattutto in Europa – a rivalutare il nucleare. Non come unica soluzione, ma come pilastro di sicurezza energetica accanto a rinnovabili ed efficienza. Una rivalutazione ostacolata però dai costi elevati e dai tempi lunghi di costruzione (10-15 anni) dei nuovi impianti. Le carte potrebbero però essere sparigliate dallo sviluppo degli Small Modular Reactors (SMR), reattori nucleari di nuova generazione: più piccoli, standardizzati e sicuri.
Il terzo angelo suonò la tromba

Keystone - Una donna depone fiori al monumento dedicato alle vittime del disastro della centrale nucleare di Chernobyl
Molti hanno cercato di immaginare ciò che accadde quella notte di 40 anni fa. La risposta più suggestiva sta forse nel “Monumento del Terzo Angelo” dell’artista ucraino Anatoly Haidamaka, che sorge nella zona di esclusione a Chernobyl. Lo scheletro metallico di tondini industriali, fragile quasi corroso, richiama l’idea stessa della contaminazione. Il rimando diretto è però all’Apocalisse biblica (8:10-11: “Il terzo angelo suonò la tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una fiaccola (…). La stella si chiama Assenzio”. Che poi Chornobyl (il nome ucraino di Chernobyl) significhi “erba nera” o “assenzio nero”, con riferimento botanico alla vegetazione locale, è probabilmente solo una maledetta coincidenza.
Il dossier su Chernobyl di Alphaville di Rete Due

Contenuto audio
I giorni della tragedia (1./5)
Alphaville: i dossier 20.04.2026, 11:30
Prima del disastro (2./5)
Alphaville: i dossier 21.04.2026, 11:30
Oasi di biodiversità (3./5)
Alphaville: i dossier 22.04.2026, 11:30
La Zona (4./5)
Alphaville: i dossier 23.04.2026, 11:30






