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Il “prezzo nascosto” delle consegne a domicilio

Quattro associazioni in Francia hanno denunciato alcune società di trasporto dei pasti: parlano di tratta di esseri umani e discriminazione nei confronti dei rider, in gran parte immigrati e senza permesso

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Quattro associazioni francesi hanno denunciato con motivazioni gravi i gestori delle società di trasporto pasti
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Radiogiornale delle 12.30 del 23.04.2026: Il servizio di Alessandro Grandesso sui rider in Francia

RSI Info 23.04.2026, 12:30

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Di: Radiogiornale - Alessandro Grandesso / sdr 

Lavorano anche quasi 70 ore alla settimana, ma a fatica riescono a raggiungere i 1’500 euro lordi al mese, pari a circa 5 euro lordi all’ora. Sempre in sella a una bicicletta o, nei casi migliori, a un motorino, sotto il sole, la pioggia o la neve, i rider affrontano ogni giorno ritmi imposti dagli algoritmi delle piattaforme e dai giudizi dei clienti. È questa la condizione dei fattorini che consegnano pasti a domicilio ordinati online e gestiti dai grandi operatori del settore, come Uber Eats e Deliveroo.

Proprio queste due società sono state denunciate da quattro associazioni francesi con l’accusa di tratta di esseri umani. Accuse che Uber Eats e Deliveroo respingono, ma che si inseriscono in un contesto segnato da una forte vulnerabilità dei circa 70’000 rider attivi in Francia.

Secondo uno studio di Medici senza Frontiere, il 98% dei rider è composto da immigrati e il 68% è privo di permesso di soggiorno. Una condizione che costringe molti di loro ad affittare profili di utenza per poter lavorare in un settore privo di reali tutele. Le criticità, secondo le associazioni, persistono anche dopo gli accordi del 2023, quando le piattaforme si erano impegnate a garantire 14 euro lordi l’ora. Un impegno che, però, non include il tempo di attesa, elemento che continua a incidere pesantemente sui guadagni effettivi dei lavoratori.

In questo quadro, il lavoro dei fattorini viene descritto come una forma di moderna schiavitù: tutti i rischi ricadono sui lavoratori, formalmente autonomi ma di fatto subordinati a un algoritmo che può disconnetterli dal sistema in caso di troppi rifiuti, consegne poco remunerative o problemi durante il servizio. Le associazioni annunciano inoltre la possibilità di presentare una denuncia anche per discriminazione. Se si dovesse arrivare a un processo e a eventuali condanne, le pene potrebbero arrivare fino a dieci anni di carcere e a una multa di un milione e mezzo di euro.

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