Approfondimento

Il cadmio nel piatto

Il metallo pesante, presente nel cibo, suscita crescente preoccupazione in Europa - In Svizzera manca un monitoraggio sistematico sull’esposizione della popolazione

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Le concentrazioni sono basse, ma il cadmio può rimanere nell'organismo per moto tempo, tra i 20 e i 60 anni

Le concentrazioni sono basse, ma il cadmio può rimanere nell'organismo per moto tempo, tra i 20 e i 60 anni

  • Keystone
Di: Camille Lanci (RTS), articolo originale - sf, adattamento in italiano

Il cadmio è un metallo pesante naturalmente presente nella crosta terrestre. Utilizzato in particolare in alcuni fertilizzanti fosfatici, può contaminare i suoli agricoli, quindi le piante… e infine il nostro cibo.

Un’esposizione tutt’altro che banale, come sottolinea David Vernez, responsabile del Dipartimento salute, lavoro e ambiente di Unisanté. “È un metallo tossico, un cancerogeno riconosciuto, in particolare per quanto riguarda il cancro al pancreas. È inoltre associato a effetti sull’osteoporosi, perché tende a fissarsi nelle ossa nel corso della vita”, spiega ai microfoni di RTS.

Il cadmio presenta una caratteristica particolarmente preoccupante: si accumula nell’organismo sul lungo periodo, tra i 20 e i 60 anni. Un’esposizione anche modesta, a lungo andare può quindi diventare significativa.

La Matinale (RTS, 21.04.2026)

Un’esposizione principalmente alimentare

Per la popolazione generale, il cadmio viene assunto innanzitutto tramite l’alimentazione. Per i non fumatori rappresenterebbe oltre il 90% delle quantità assorbite.

“La fonte principale è l’alimentazione e riguarda l’intera popolazione”, sottolinea il tossicologo Vincent Perret. “Anche se il rischio individuale è basso, considerato il numero di persone esposte, l’impatto potenziale in termini di malattie risulta moltiplicato”.

I cereali (pane, pasta, prodotti cerealicoli), ma anche alcuni ortaggi o l’acqua potabile, possono contenere tracce di cadmio. Concentrazioni generalmente basse, ma assunte quotidianamente.

Il consumo di tabacco costituisce l’altra grande fonte di esposizione, nettamente più elevata nei fumatori.

Situazione giudicata preoccupante in Francia

In Francia, uno studio pubblicato dall’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria evidenzia un’esposizione elevata della popolazione. Quasi un adulto su due supera le soglie di riferimento, una quota che sale fino al 59% nella fascia tra i 45 e i 64 anni.

I bambini sono particolarmente colpiti. Secondo le stime dell’agenzia, le soglie sono superate in tutti i casi tra i 2 e i 3 anni. I risultati si basano però in parte su modelli di stima dell’esposizione alimentare.

Questi dati hanno contribuito a rilanciare il dibattito sulle fonti di contaminazione, in particolare sui fertilizzanti fosfatici utilizzati in agricoltura.

Dati ancora limitati in Svizzera

Sul fronte svizzero, le informazioni disponibili sono più frammentarie. Secondo l’Ufficio federale della sanità pubblica, circa il 6,5% della popolazione supererebbe le attuali soglie sanitarie. Questa proporzione potrebbe salire fino al 20% con valori più restrittivi, come quelli proposti in Francia.

Carta della Confederazione sulla concentrazione di cadmio nel suolo

Carta della Confederazione sulla concentrazione di cadmio nel suolo

  • https://map.geo.admin.ch

Tuttavia, David Vernez invita a interpretare questi dati con cautela. “La Svizzera non dispone di grandi programmi di biosorveglianza della popolazione”, spiega. “I dati sono più limitati, basati su campioni più ristretti e difficilmente comparabili con quelli francesi”.

Gli studi esistenti suggeriscono comunque un’esposizione complessivamente più bassa rispetto alla Francia. Ma l’assenza di un monitoraggio regolare impedisce di trarre conclusioni definitive. Un punto mette tutti d’accordo: come altrove, l’esposizione aumenta con l’età.

Segnali positivi sull’ambiente, lacune nel monitoraggio

Sul piano ambientale, le tendenze sono piuttosto al ribasso. Secondo l’Ufficio federale dell’ambiente, gli apporti di cadmio sono fortemente diminuiti a partire dagli anni Novanta, in particolare grazie alla riduzione dell’uso di fertilizzanti e al divieto dei fanghi di depurazione come concimi.

Il metallo resta tuttavia presente nei fertilizzanti fosfatici ancora utilizzati oggi, spesso importati. Il cadmio circola così all’interno di una catena alimentare globalizzata.

Per diversi specialisti, il principale problema in Svizzera rimane la mancanza di dati. A differenza della Francia, non esiste un programma sistematico che permetta di seguire nel tempo l’esposizione della popolazione.

È attualmente in corso uno studio nazionale sui bambini, nell’ambito del programma menuCH-Kids. L’indagine analizzerà diverse sostanze legate all’alimentazione, tra cui il cadmio. I risultati sono attesi per il 2027.

Tra scelte individuali e responsabilità collettive

A livello individuale, alcune misure possono contribuire a limitare l’esposizione, anche se il loro impatto resta moderato. “È importante diversificare l’alimentazione, ma anche la provenienza del cibo” consiglia Vincent Perret.

Evitare il tabacco resta inoltre una misura essenziale. Ma, secondo gli esperti, la risposta è soprattutto collettiva, attraverso politiche agricole, norme sui fertilizzanti e un migliore monitoraggio sanitario.

Il cadmio illustra le sfide poste dagli inquinanti cosiddetti “ubiquitari”, presenti a basse dosi ma in modo diffuso. Se finora la Svizzera sembra meno colpita rispetto alla Francia, l’esposizione esiste comunque e rimane ancora solo parzialmente documentata.

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