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LA GUERRA IN UCRAINA

Curare col teatro le ferite del conflitto

A Leopoli la compagnia “Unbroken Theatre” porta in scena i traumi e le speranze dei veterani - Rimasti feriti a vent’anni, dicono: la vita continua

  • Oggi, 06:49
  • Oggi, 06:51
Sul palco ferite visibili e traumi invisibili
05:08

L’arte terapia come strumento di riabilitazione per i veterani di guerra ucraini

RSI Info 18.07.2026, 21:00

  • RSI/Vincenzo Leone
  • Vincenzo Leone
Di: Vincenzo Leone, collaboratore RSI dall’Ucraina

Al centro della prima fila del Pershyi Teatr di Leopoli - il più antico teatro professionale per ragazzi in Ucraina - Svitlana Fedieshova osserva la disposizione sul palco degli attori della compagnia che dirige. Manca un’ora allo spettacolo, vanno coordinati i tempi di scena dei protagonisti, i movimenti delle luci, i contrasti della scenografia tra il buio e i neon. Oggi va in scena una replica del “Direttore dell’Ascensore”. A recitare sono soldati e veterani che hanno combattuto al fronte - da Sumy a Zaporizhzhia - e che in parallelo seguono la riabilitazione in uno dei centri specializzati di Leopoli, il Centro Unbroken.

Sul palco portano le cicatrici indelebili della guerra, traumi fisici e permanenti - come l’amputazione di una gamba - e traumi che non si vedono, come quelli di chi deve riabituarsi a vivere da civile e a processare quello che ha visto in trincea e in ospedale.

La compagnia si prepara a dare il via alla rappresentazione a Leopoli

La compagnia si prepara a dare il via alla rappresentazione a Leopoli

  • RSI/Vincenzo Leone

Insieme ai reduci sul palco ci sono anche mogli, mariti e figli che sono coinvolti qui – come nel quotidiano – per gestire la nuova normalità che la guerra ha portato nelle loro famiglie. Fanno tutti parte di Unbroken Theatre, un progetto sociale che attraverso il teatro parla della guerra. Facendo parlare della guerra i suoi primi testimoni, utilizzando la commedia come linguaggio e la risata come antidoto.

Una compagnia in continua crescita

Gli attori presenti sono 23, 17 quelli coinvolti in maniera costante nel progetto e 40 in tutto quelli che quest’anno hanno preso parte agli spettacoli. Tra loro 8 sono anche autori dei testi portati in scena. Il progetto prevede una rotazione dei ruoli per coinvolgere sempre più veterani e stabilire nuove connessioni durante le prove e in fase di scrittura.

La compagnia Unbroken Theatre

La compagnia Unbroken Theatre

  • RSI/Vincenzo Leone

Alcuni tempi sono dettati dalle singole esigenze degli attori, che sono anche pazienti in cura. “Abbiamo un gruppo di attori abbastanza stabile, ma ci sono persone che cambiano: qualcuno viene dimesso dopo aver terminato la riabilitazione e torna a casa”, racconta la regista Svitlana Fedieshova. La scrittura di questo spettacolo è partita un anno fa grazie al lavoro della drammaturga e psicologa Iryna Harets, che ha lavorato insieme ai veterani.

L’Unbroken Theatre è attivo da giugno 2025, l’idea era nata sei mesi prima coinvolgendo alcuni reduci del centro Unbroken nelle attività del teatro Zankovetska di Leopoli. La sfida è quella di parlare dei traumi dei veterani, senza esplicitarli e senza “forzare” il racconto. Aneddoti e storie personali che poi spontaneamente finiscono per raccontare le sfumature quotidiane della guerra. Raccontare in questo modo per dare “la possibilità di rendere più comprensibili alcuni aspetti che forse non sono visibili alla società”, spiega Svitlana Fedieshova.

La regista Svitlana Fedieshova

La regista Svitlana Fedieshova

  • RSI/Vincenzo Leone

Un manifesto per l’arteterapia

Il progetto è sviluppato dalla fondazione Unbroken e dal centro di riabilitazione per veterani Unbroken, che è parte del First Lviv Medical Union, la più grande struttura sanitaria dell’Ucraina. Dall’inizio dell’invasione russa su larga scala il centro ha curato – come viene riportato sulla loro pagina - oltre 27’000 militari e civili feriti. I costi delle cure sono coperti dal centro, che dà anche la possibilità di partecipare a tutta una serie di iniziative parallele alla riabilitazione in palestra.

L’ecosistema Unbroken - attivo dall’inizio dell’invasione russa del 2022 – ha dal 2023 un centro di riabilitazione ad hoc, con diverse strutture specializzate come il centro protesi. E ha anche una fondazione - una charity a scopo benefico - fondata a gennaio del 2023 da due veterani - Serhiy Kostiuchenko e Yehor Oliynyk – che hanno riportato ferite al fronte quando avevano rispettivamente 18 e 20 anni.

Un momento della rappresentazione del “Direttore dell’Ascensore”

Un momento della rappresentazione del “Direttore dell’Ascensore”

  • RSI/Vincenzo Leone

Il progetto del teatro è seguito e sviluppato dalla fondazione, insieme alle attività di “Unbroken Art” che fanno da manifesto programmatico per le attività che si affiancano ai percorsi di fisioterapia. Oltre al teatro vengono organizzati laboratori di disegno, di ceramica, di scultura e di danza.

Un progetto per fare rete in città

Oltre al Pershyi Teatr - il First Ukrainian Theatre - a Leopoli la compagnia è itinerante e si esibisce e organizza spettacoli in tutta la città. Al teatro Les Kurbas, al Lesia, allo Zankovetska, tutti luoghi che creano un movimento culturale di quartiere in quartiere, coinvolgendo sempre più persone. Questo è uno dei punti cruciali di tutto il progetto, spiegano qui. L’Ucraina ha un esercito - si stima - di un milione di soldati effettivi in servizio. In quattro anni e mezzo la guerra ne ha creato un altro, parallelo e in proporzione ancora più grande. Si stima che i veterani in tutto il Paese siano 1,4 milioni. I numeri riportati dal National Institute for Strategic Studies – think tank governativo con sede a Kiev – inquadrano in questa stima i veterani che hanno subito traumi fisici o psicologici durante operazioni di combattimento. Nello stesso studio pubblicato a fine giugno l’oblast di Leopoli viene indicato come la seconda regione del Paese per numero di veterani, la prima è Dnipropetrovsk.

A Leopoli si moltiplicano progetti per il reinserimento in società degli ex combattenti. Come dice Svitlana Fedieshova, il teatro è un modo per creare “una comunità”, dentro il centro di riabilitazione e fuori, in città”.

Cambiare approccio verso i veterani

Quello che facciamo con questo nostro progetto affronta davvero molte questioni sociali, affinché la società civile non abbia paura dei reduci, delle persone con disabilità, delle persone in sedia a rotelle”, spiega dalla platea del Pershyi Teatr di Leopoli Denys Monastyrskyi. Oggi fa l’attore– il copione oggi prevede tre ruoli e tre costumi diversi per lui – e ha prestato servizio nella 67ª Brigata. “Se non hai mai avuto a che fare con tutto questo, guardi in modo strano le persone in sedia a rotelle. E io l’ho visto, quando venivano a trovarmi”, racconta. “Guardano i veterani con timore e iniziano ad avere pietà di loro”, aggiunge.

Nello spettacolo la commedia riesce a inserire e mischiare anche questi temi, con battute sull’utilizzo di parole e termini adatti alle circostanze. “E noi affrontiamo moltissimi temi affinché le persone imparino a comunicare correttamente con i veterani: che non si dice “invalido”, ma “persona con disabilità”; non “sulla carrozzina”, ma “su una sedia a rotelle”“, spiega Denys Monastyrskyi.

Vorrei davvero che i ragazzi, dopo le ferite, continuassero a vivere

Le attività proposte servono a coinvolgere sempre più veterani di guerra, e ad allontanarli da depressione, isolamento e suicidi. “Vorrei davvero che i ragazzi, dopo le ferite, continuassero a vivere, non si chiudessero e non dicessero: Oddio, ho perso un arto, e basta”, racconta prima dello spettacolo Roman Onuchko, veterano che ha combattuto nella 95ª brigata d’assalto aviotrasportata nella regione russa di Kursk durante l’offensiva ucraina del 2024. “Sono stato ferito nell’oblast di Kursk. Mi hanno portato prima a Sumy, hanno fatto l’amputazione, poi a Kiev, e poi da Kiev sono arrivato a Leopoli per continuare le cure”, racconta.

Roman Onuchko

Roman Onuchko

  • RSI/Vincenzo Leone

È lui che ha scritto insieme a Iryna Harets lo spettacolo portato in scena. Il “direttore” dell’ascensore è proprio lui, che per tirare su il morale agli altri pazienti del centro di riabilitazione chiedeva di pagare una tassa sulla corsa per raggiungere le palestre e le sale della fisioterapia. Un modo per creare una connessione, una chiacchierata che fa da pretesto per parlare d’altro e per reagire. È la metafora dell’ascensore, un luogo che porta da un piano all’altro, e che segna il passaggio di tutte le fasi mentali che chi torna dalla guerra deve superare. Con una battuta, come sul palco del Pershyi Teatr di Leopoli.

Sul palco una porta, un passaggio, attraverso un'altra fase della vita per il pubblico e gli attori-veterani

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  • RSI/Vincenzo Leone
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Ucraina, integrazione con armamenti UE

SEIDISERA 15.07.2026, 18:00

  • Reuters
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