La città ucraina di Kherson è sempre più nel mirino dell’esercito russo, con l’artiglieria e i droni che nelle ultime settimane stanno colpendo con sempre maggiore intensità. Come mezzo di difesa, sopra le vie del centro sono state posate - dove possibile - enormi reti da pesca. Ed è in centro, in una delle piazza principali, nella zona più pericolosa, che si trova il teatro di Kherson. Qui, come racconta l’inviato della RSI in Ucraina, Pierre Ograbek, l’attività prosegue, ma sotto terra.
Nei sotterranei c’è infatti una piccola sala teatrale in grado di accogliere un centinaio di spettatori. Pe raggiungerla si scende per diversi metri percorrendo una stretta scala. E ci si ritrova proiettati in un’altra dimensione, lontana anni luce dalla guerra, dai bombardamenti.
Sono in corso le prove generali di uno spettacolo. Le operazioni sono supervisionate dal direttore del Teatro Mykola Kulish di Kherson: Oleksandr Knyga. “Qui - dice - vanno ancora in scena spettacoli musicali, proiezioni cinematografiche. Per dimostrare che in città si può ancora guardare un film”. Ma non si tratta di un lavoro semplice: “A fine occupazione, i russi hanno svaligiato il teatro. Hanno portato via tutto quello che hanno potuto. Perfino i martelli degli atelier, dove si costruiscono scenografie, mobili, calzature, costumi. Tutto è stato saccheggiato”.
Le prove generali di uno spettacolo
L’anno scorso sono stati presentati tredici nuovi spettacoli. Ora ce ne sono trenta in cartellone. Si sta ricostituendo il repertorio. Prima della guerra si proponevano 67 spettacoli in totale, con quaranta recite al mese. C’era sempre il tutto esaurito.
L’occupazione russa e l’arresto del direttore
Nel momento in cui è iniziata l’occupazione russa, nel marzo del 2022, i soldati di Vladimir Putin sono però venuti a cercare il direttore del teatro. È stato arrestato. Hanno tentato di convincerlo a collaborare. Ma lui ha rifiutato. “Dei 250 impiegati di questo teatro solo in quattordici hanno scelto di collaborare, di lavorare per il neonato Teatro Accademico russo. A fine occupazione sono scappati tutti, dall’altra parte del fiume Dnipro. Ma continuano a lavorare per quella compagnia” spiega Oleksandr Knyga.
Oleksandr Knyga, il direttore del teatro
Il direttore afferma di essere stato trattato come Bin Laden al momento dell’arresto: “Sono arrivati in quaranta, armati fino ai denti, con mezzi blindati. Hanno circondato la casa”. Lo hanno portato al centro di detenzione preventiva. Volevano spaventarlo. Ma i suoi figli hanno diffuso la notizia, provocando una forte reazione. Knyga è a capo dell’Associazione euroasiatica dei Teatri, di cui fanno parte trenta Paesi. Ci sono state reazioni dalla Turchia e dal Portogallo, ad esempio. A quel punto lo hanno lasciato andare. Ma il giorno dopo hanno tentato nuovamente di convincerlo. E allora lui ha deciso di scappare, con la moglie e la figlia più piccola.
L’ultimo spettacolo nella sala principale
Mentre gli spettacoli continuano nella sala sotterranea, al piano terra nella sala principale tutte le poltroncine sono coperte da enormi teli bianchi. Lo spazio è chiuso: qui l’ultimo spettacolo è andato in scena il 23 febbraio 2022, poche ore prima dell’attacco russo.
Il corridoio principale del teatro, dove troneggia il ritratto dello scrittore ucraino Mykola Kulish, che dà il nome alla struttura
Un ultimo spettacolo che si intitolava “L’eternità e un giorno”. “La preparazione - ricorda il direttore - è durata un’eternità. Poi è andato in scena un giorno soltanto. È stato un progetto colossale, opera del drammaturgo serbo Milorad Pavic. Una sorta di Bibbia serba sulla creazione dell’uomo. I giornalisti hanno detto che siamo stati profetici, che avevamo previsto la guerra. Anche se lo spettacolo non parla della guerra”.





