In una giornata di sole si confonde in acqua tra i riflessi delle onde. Di notte è quasi impossibile da vedere e sentire arrivare, è progettato apposta per arrivare sul bersaglio quando ormai è troppo tardi per intercettarlo. L’Ucraina è riuscita a tenere la flotta russa lontana dalle sue coste progettando e sviluppando una “flotta” di droni navali come quello che oggi esegue manovre qui, navigando a velocità da una parte all’altra dell’orizzonte, tra virate e cambi veloci di direzione. Sullo scafo c’è la scritta “Magura”, un’arma che prima del 2022 e dell’invasione russa su larga scala non esisteva. Pilotato a distanza e senza equipaggio a bordo, il Magura è un drone navale grande quanto un gommone da 5 metri e in grado di attaccare e colpire una nave militare da diverse tonnellate. I droni di questa classe sono utilizzati da una squadra d’elite del GUR, i servizi di intelligence ucraini.

Un drone navale ucraino
“Prima dell’inizio dell’uso efficace dei droni navali senza equipaggio, la principale contromisura erano i missili antinave”, spiega a RSI il comandante della unità “13” specializzata in missioni d’attacco con Magura. Missili che – spiega il comandante – sono “un’arma molto più costosa e, a mio parere, molto più difficile da utilizzare in operazioni efficaci”. In più c’era una esigenza in termini di capacità operative: fermare la flotta russa e impedire di avere il dominio totale del Mar Nero, e il controllo delle rotte commerciali che sono vitali per l’Ucraina. “Il principale fattore scatenante è stato probabilmente il fatto che la capacità operativa e le dimensioni della nostra flotta rispetto a quella del Mar Nero erano incomparabili”, spiega il comandante. “C’era una sola via d’uscita: cercare soluzioni creative e rapide, rapide nell’implementazione e rapide nell’uso nella vita reale”, aggiunge. La soluzione è stata creare dei sistemi a basso costo, che non restano ancorati ai porti – e quindi diventano obiettivi – e che fanno anche da deterrenza in mare, in assenza di una vera e propria flotta di navi militari, a eccezione della “mosquito fleet” e le piccole imbarcazioni armate che garantiscono il passaggio delle navi cargo dal corridoio marittimo.

Ecco come lavora la difesa ucraina nel Mar Nero
RSI Info 23.06.2025, 15:59
https://rsi.cue.rsi.ch/info/mondo/Una-%E2%80%9Cflotta-zanzara%E2%80%9D-per-tenere-i-russi-lontano-dalle-coste-di-Odessa--2927265.html
Operazioni iniziate nel 2023
La prima missione di questo tipo è stata condotta il 24 maggio del 2023, con una missione di tre Magura che hanno colpito la nave russa “Ivan Khurs”, 140 chilometri a nord est dello Stretto del Bosforo. “Dopo il colpo al “Khurs”, il colpo alla nave “Serhiy Kotov” più volte vicino al Bosforo, poi la distruzione di navi a Chornomorske in Crimea, poi la distruzione di una nave vicino alla baia di Donuzlav, poi vicino a Eupatoria”, spiega il comandante che non toglie mai gli occhiali, né il passamontagna. Missioni che continuano a essere decisive per la strategia di difesa e attacco ucraina in mare, con operazioni in porti, depositi di armi e munizioni in aree costiere, e per effettuare ricognizioni da vicino di obiettivi da colpire dall’alto.
I droni marini possono lavorare in modo congiunto con una flotta tradizionale
comandante dell’unità 13 del GUR, servizi di intelligence ucraini
Droni come questi possono essere armati con missili – ne portano fino a 2 – e mitragliatrici, una particolarità è di essere progettati per caricare esplosivo a bordo e farsi esplodere su un obiettivo in assetto kamikaze. Ma il loro primo impiego – spiegano oggi qui - è operare e tornare alla base per essere riarmati. “I droni che sono kamikaze, se c’è tale possibilità, lavoriamo sempre per conservarli e riportarli indietro. Quindi alcuni droni eseguono diverse missioni”, dice il comandante dell’unità del GUR. Sono equipaggiati con sistemi di navigazione, antenne, videocamere e operano insieme a droni esca che “scortano” il drone d’attacco con sistemi di interferenza e guerra elettronica. Sono stati impiegati anche per missioni di abbattimento di aerei ed elicotteri russi, e durante una esercitazione NATO con gli alleati europei nei mesi scorsi, uno di questi Magura ha “affondato” una fregata militare NATO in simulazioni di attacco al largo del Portogallo.

Il comandante dell’unità 13 del GUR, servizi di intelligence ucraini
“Penso che abbiamo già cambiato la percezione”, dice il comandante dell’unità del GUR. “Molti paesi stanno ripensando la loro flotta. Oggi penso che i droni marittimi siano solo nella fase iniziale di integrazione, di lavoro congiunto con la flotta”, aggiunge. “Non penso che domani avverrà una sostituzione completa della flotta con complessi marittimi senza equipaggio, ma comunque penso che il futuro vada in quella direzione”, conclude la sua analisi di scenario.

L'unità “Barracuda”
“Possiamo contribuire alla sicurezza nelle Stretto di Hormuz”
Sul piano politico, di recente, in tema di sicurezza marittima il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato proprio di questi droni, e dell’esperienza maturata dall’Ucraina in tema di sicurezza marittima. Una esperienza che può diventare strategicamente decisiva, come già successo con gli accordi di cooperazione siglati in Medio Oriente sul tema di droni intercettori. “Quando si parla di sicurezza nello Stretto di Hormuz, spesso si tratta di una discussione teorica. Chi ne parla non ha mai condotto operazioni di questo tipo. Gli ucraini sì”, ha detto Zelensky il 13 aprile scorso. “Abbiamo combattuto contro una flotta nemica, attacchi aerei e mine navali - abbiamo affrontato tutto questo. E se i partner ci offrono una cooperazione su un piano di parità, l’Ucraina può contribuire”, ha ribadito.
Dobbiamo colpire il nemico il più lontano possibile dalla nostra linea
Kop, comandante della unità “Barracuda”
I droni navali sono di diverso tipo, e vengono utilizzati da unità diverse dei vari rami dell’esercito e della marina militare ucraina. Che non lavorano insieme, ma operano in coordinamento. “Il nemico è uno”, dice a RSI Kop, il comandante della unità “Barracuda”, una squadra di forze speciali che fa parte della 40ª brigata di fanteria marina dell’esercito ucraino. I droni della classe “Barracuda” possono portare droni, cariche esplosive, e sono utilizzate da questa unità in missioni di attacco rapido in baie e piccole isole. Sulla loro efficacia, il comandante sintetizza come “sia la stessa cosa di quando un drone FPV distrugge un carro armato da 5 milioni di dollari. È la stessa cosa sull’acqua”.

Sullo sfondo, un drone dell’unità Barracuda
L’IA integrata nel drone
Il comandante Kop parla dei sistemi in uso ai suoi piloti, conferma come siano utilizzati elementi di intelligenza artificiale, e tocca il drone accanto a lui ribadendo più volte come questi dispositivi gli consentano di non mandare i suoi soldati direttamente sulla linea di contatto.
“Dobbiamo colpire il nemico il più lontano possibile dalla nostra linea. Se è a 20, 30, 50, 100 km, 1000 km, è meglio che averli qui e dover affrontarli direttamente”, spiega Okaza, pilota esperto dell’unità Barracuda, opera da un anno e mezzo. L’unità è stata formata due anni fa. Dice che negli ultimi due anni la guerra in mare è cambiata “perché tutto è passato ai droni”. Faceva il meccanico, e contestualmente - racconta - ha imparato a pilotare i Barracuda. Racconta delle missioni, delle esplosioni viste dalla videocamera del suo drone, e della motivazione che lo spinge a operare. “Il nemico che arriva sulla tua terra”, dice. Un aspetto che riporta la dimensione dei droni senza equipaggio all’importanza del fattore umano, nelle scelte e ai comandi di un pilota. “Ricordo ogni bombardamento della mia città, non sono mai andato via”, spiega Ozaka. “Mykolaiv è stata pesantemente bombardata. Questa è la mia motivazione”.

Soldati al lavoro su un drone navale ucraino

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Telegiornale 10.05.2026, 20:00






