Il timore sollevato da più parti alla vigilia è diventato realtà: il terzo anniversario della rivolta che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak in Egitto si è concluso nel sangue.
Negli scontri tra i dimostranti del deposto presidente Mohamed Morsi e le forze dell’ordine, che sabato hanno insanguinato le principali città egiziane, il Cairo in testa, vi sono stati almeno 46 morti e oltre 250 feriti. Secondo l’ultimo bollettino del ministero dell’interno, invece, le persone finite in manette sono più di un migliaio.
Sabato la tensione era altissima nella capitale dove la polizia è dovuta intervenire a più riprese per disperdere migliaia di persone convocate dal regime in piazza Tahrir, epicentro delle rivolte del 2011. Nella notte tra sabato e domenica nuovi scontri si sono verificati in diverse province del paese e la giornata di oggi potrebbe proseguire nel segno di quella di ieri.
La transizione al potere non si ferma
Il presidente egiziano ad interim Adly Mansour ha annunciato domenica che le elezioni presidenziali saranno organizzate prima delle legislative, togliendo ogni ambiguità sul calendario della transizione promesso dall'esercito a inizio luglio dopo la destituzione dell'ex capo di Stato Mohamed Morsi.
Intanto, stando ai soliti bene informati, il generale Abdel Fatah al-Sisi dovrebbe presto annunciare la sua candidatura alla prossima tornata elettorale, che potrebbe svolgersi tra il 15 e il 20 aprile.
ANSA/reuters/bin
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Alcune cifre
Complessivamente, dal 3 luglio scorso oltre 1'000 manifestanti che appoggiavano il presidente deposto Mohamed Morsi sono state uccise dalle forze dell'ordine o dai sostenitori delle nuove autorità messe al potere dai militari
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