A oltre un mese dalla fine della guerra tra Israele e Hamas decine di migliaia di sfollati di Gaza continuano a vivere in scuole, in edifici abbandonati, a casa di amici e parenti. Non pochi di loro hanno eretto tende accanto alle macerie delle loro abitazioni distrutte dai bombardamenti.
Nei bombardamenti Farid ha perso anche il taxi che gli garantiva un lavoro
Solo per un numero esiguo di sfollati, come Farid al-Najar, di Khuzaa (Khan Yunis), sono disponibili le case mobili donate dai Paesi del Golfo. Due stanze di pochi metri quadrati che dovranno ospitare una famiglia di otto persone. Al Najar ha perduto, oltre alla casa, anche il lavoro. Il suo taxi ora è solo un ammasso di lamiere accartocciate.
Una casa in lamiera
Le condizioni di vita degli sfollati rischiano di aggravarsi nei prossimi mesi, con l’arrivo dell’inverno.
La ricostruzione di Gaza sarà affrontata il 12 ottobre, alla riunione dei Paesi donatori che si terrà al Cairo. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas chiederà 4 miliardi di dollari per ricostruire o riparare circa 60.000 abitazioni e 5.000 aziende, fabbriche e negozi colpiti dalla guerra (i morti palestinesi sono stati circa 2.200, quelli israeliani 72). Le Nazioni Unite avranno l’incarico di monitorare l’uso dei fondi nei progetti civili. Da parte sua Israele, una volta ottenute le garanzie di sicurezza che ha richiesto, allenterà le restrizioni e permetterà l’ingresso a Gaza dei materiali da costruzione.
Michele Giorgio




