Benzina low-cost alla conquista degli Stati Uniti? Negli scorsi giorni in Pennsylvania e New Jersey sono spuntate diverse stazioni di servizio sottoposte a rebranding e che ora consentono di fare il pieno a prezzi stracciati. Il gallone di benzina (cioè 3,785 litri) veniva infatti venduto a 3,47 dollari, ben al di sotto del prezzo di mercato che nella regione si aggirava tra 3,85 e 3,99 dollari.
La rete di benzinai che attualmente propone carburante a basso costo si chiama “Freedom Fuel”, e conta venti sedi in Pennsylvania e cinque nel New Jersey. Si tratta di un’operazione che sta facendo discutere, poiché non è chiaro chi ci sia dietro all’azienda e anche perché negli scorsi giorni è stata promossa sui social dal presidente statunitense Donald Trump e dalla Casa Bianca.
Trump sui social: “Lo fanno perché amano gli Stati Uniti”
“Lo fanno perché amano gli Stati Uniti” ha scritto Trump in un post pubblicato il 1° luglio, attribuendo il merito “a un rivenditore molto intelligente, presente in tutto il Nord-Est”. E ha sottolineato che “come promesso, il prezzo del petrolio sta scendendo rapidamente e anche i prezzi della benzina alla pompa stanno scendendo, ma non velocemente come dovrebbero”.
Pochi giorni dopo la Casa Bianca ha annunciato su X l’apertura del primo distributore “Freedom Fuel”, nell’area di Filadelfia, scrivendo: “Il presidente Trump sta guidando la campagna per abbassare i prezzi della benzina quest’estate, consentendovi di risparmiare”.
“Nessun finanziamento da parte dell’amministrazione”
Ma cosa c’entrano il presidente e la sua amministrazione con “Freedom Fuel”? Nulla, perlomeno secondo quanto dichiarato alla CNN da un portavoce della Casa Bianca: “L’amministrazione non è coinvolta nell’azienda e non le ha concesso finanziamenti. Non vi è nessuna altra entità o persona che sovvenzioni i costi ridotti della benzina. Stanno semplicemente riducendo il proprio margine per rendere i prezzi alla pompa più accessibili agli automobilisti”.
Anche sul sito dell’azienda, che in questi giorni è stata contattata da più testate giornalistiche, è stato pubblicato un comunicato che mette in chiaro: “Freedom Fuel Network è un’azienda privata e orgogliosamente patriottica (...) che ha risposto all’appello del presidente Trump ad agire per abbassare i prezzi al distributore”.
Una società bucalettere?
Resta tuttavia un mistero su chi sia il proprietario della società. Sul sito sono unicamente disponibili un elenco dei venticinque distributori e un modulo di contatto, nessuna informazione relativa all’azienda.
È noto, come scrivono i media statunitensi, che la “Freedom Fuel Network” non è registrata né in Pennsylvania né nel New Jersey. Si trova però una “Freedom Fuel Network LLC” nel Delaware, Stato che ha un regime fiscale favorevole alle imprese. La sua creazione risale al 23 giugno.
Secondo le informazioni pubbliche disponibili sul sito dell’Ufficio statunitense dei marchi, la società avrebbe sede presso un indirizzo nel Delaware. Come scrive ABC News, si tratta di uno stabile in cui sarebbero registrate centinaia di migliaia di aziende.
Un’operazione “economicamente non sostenibile”
L’operazione della “Freedom Fuel” è ritenuta economicamente non sostenibile. Secondo Jeff Lenard, portavoce dell’associazione che rappresenta le attività che negli Stati Uniti vendono l’80% del carburante - è impossibile che le stazioni di servizio possano essere redditizie vendendo a prezzi così inferiori al costo, come riferisce la CNN.

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