Approfondimento

I servizi di Google forniti a Israele fanno discutere

Il gigante mette a disposizione tecnologie sviluppate anche a Zurigo al Governo di Tel Aviv, accusato di usarle per scopi militari - La SECO: “I meccanismi di controllo faticano a tenere il passo”

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Il logo di Google Cloud sulla sede di Zurigo dell'azienda

Il logo di Google Cloud sulla sede di Zurigo dell'azienda

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Di: Isabel Gajardo, Adrienne Fichter (SRF), articolo originale - sf, adattamento in italiano

Nell’era digitale, l’analisi dei dati è diventata un’arma di guerra invisibile. L’intelligenza artificiale consente di esaminare grandi quantità di informazioni e di valutare potenziali obiettivi. Un esempio è la guerra a Gaza, dove Israele farebbe già uso di sistemi di IA. Per funzionare, queste tecnologie richiedono potenti infrastrutture cloud, sistemi informatici accessibili via Internet che permettono di archiviare dati e usare programmi a distanza.

Tecnologia cloud anche dalla Svizzera

Google Svizzera dispone a Zurigo di un importante centro di sviluppo. Il colosso tecnologico fornisce infrastrutture cloud anche al Governo israeliano, un aspetto che suscita critiche, poiché tali strumenti verrebbero impiegati nel contesto bellico.

Un ex dipendente di Google a Zurigo, che preferisce restare anonimo, denuncia che all’interno dell’azienda le domande sul tema sarebbero state sistematicamente eluse. “Ogni volta che sollevavamo la questione, la direzione cambiava argomento” dichiara a SRF.

Negli ultimi anni diversi media, tra cui il Washington Post e la rivista online +972, hanno più volte riferito di presunte collaborazioni tra grandi aziende tecnologiche come Google e l’esercito israeliano.

Progetto Nimbus

Il cosiddetto progetto Nimbus è un contratto pluriennale da 1,2 miliardi di dollari tra Israele e i colossi tecnologici Google e Amazon. L’accordo prevede che le aziende forniscano infrastrutture cloud al governo e all’esercito israeliano.

Dopo l’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023 e lo scoppio della guerra a Gaza, diversi dipendenti di Google hanno organizzato proteste, accusando Israele di utilizzare le tecnologie cloud anche contro la popolazione civile. In seguito a queste azioni, decine di collaboratori sono stati licenziati.

Di fronte alle critiche legate al progetto Nimbus, Google ha sempre ribadito che i propri strumenti non vengono venduti per scopi militari e che il loro utilizzo non deve avvenire in modo improprio.

Indagine delle autorità

La Svizzera potrebbe dunque fornire, almeno indirettamente, tecnologie cloud destinate a scopi militari? Secondo un’inchiesta della rivista Republik, le autorità federali avrebbero esaminato la questione.

Se la fornitura di infrastrutture cloud venisse considerata un servizio di sicurezza privato all’estero, scatterebbe infatti un obbligo di notifica. La competenza in materia spetta al Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Per i prodotti utilizzabili in ambito civile e militare, si applica in determinati casi la Legge sul controllo dei beni a duplice impiego. In tal caso, l’esportazione sarebbe soggetta ad autorizzazione, di competenza della Segreteria di Stato dell’economia (SECO).

Nessuna violazione della legge

L’inchiesta di Republik indica che la collaborazione tra Google e Israele non rientra né nella Legge federale sulle prestazioni di sicurezza private fornite all’estero né nella legge sui beni a duplice impiego. La SECO osserva tuttavia che “gli strumenti moderni possono certamente essere impiegati anche per scopi militari, ma i meccanismi di controllo faticano a tenere il passo con questa evoluzione”.

La SECO precisa che la Svizzera si impegna, nell’ambito degli accordi internazionali, affinché i sistemi di controllo seguano l’innovazione tecnologica. Il Consiglio federale, dal canto suo, non ritiene al momento necessario intervenire con misure urgenti.

La politica si muove

Per la consigliera nazionale socialista solettese Farah Rumy non è sufficiente. Ha presentato una mozione che chiede regole più severe. “Il fatto che i servizi cloud non siano soggetti né ad autorizzazione né a obbligo di notifica crea una lacuna normativa” afferma.

Di diverso avviso il consigliere nazionale del Centro Reto Nause. A suo parere, un inasprimento delle regole rischierebbe di indebolire l’economia svizzera: “Siamo un polo tecnologico e, se si arrivasse a considerare gli sviluppatori come dei mercenari, la Svizzera perderebbe attrattiva in questo settore”.

Le posizioni dei due politici (SRF, 16.06.2026)

Google ribadisce di fornire esclusivamente servizi cloud generici e standardizzati, respingendo l’idea di applicazioni specificamente militari. Per l’ex dipendente di Google, tuttavia, la conclusione è chiara: “Serve una regolamentazione più severa da parte della politica”.

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  • Carlotta Moccetti
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