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Gli USA allentano le sanzioni ai fertilizzanti bielorussi

In cambio, liberati prigionieri politici, ma la mossa si spiega soprattutto con le tensioni legate allo Stretto di Hormuz: calata la disponibilità, i prezzi erano in aumento

  • Un'ora fa
Una mossa per calmierare i mercati
01:30

RG 12.30 del 21.03.2026 La corrispondenza di Stefano Grazioli

RSI Info 21.03.2026, 12:44

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Di: Stefano Grazioli 

Gli Stati Uniti questa settimana hanno allentato le sanzioni in vigore contro la Bielorussia, in particolare quelle sulle esportazioni di fertilizzanti, che costituiscono uno dei pilastri dell’economia del regime autoritario di Alexander Lukashenko. A beneficiarne sono stati colossi statali come Belaruskali e Agrorozkvit che, benché ancora colpite dalle restrizioni dell’Unione Europea, rilanceranno così l’export nel resto del mondo. I fertilizzanti a base di potassio sono essenziali per il settore agricolo e costituiscono le fondamenta per la filiera alimentare globale. Minsk gioca un ruolo importante sui mercati internazionali, detenendo circa il 15% della produzione mondiale. In cambio dell’ammorbidimento delle sanzioni, il presidente bielorusso ha liberato 250 prigionieri politici, seguendo un modello già applicato lo scorso anno, che aveva condotto alla scarcerazione tra gli altri di una delle maggiori leader dell’opposizione, Maria Kolesnikova, e del premio Nobel per la pace Ales Bialatski. La vicenda si inserisce non solo nella fase di distensione dei rapporti bilaterali tra i due Paesi, che dura ormai dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2025, ma trova le sue ragioni anche nella guerra in Iran e nel blocco dello Stretto di Hormuz.

Mercati sotto pressione

I mercati mondiali dei fertilizzanti sono andati infatti sotto pressione con l’avvio del conflitto nel Golfo: dallo Stretto non passa infatti solo il petrolio, ma anche il 30% dell’export globale di fertilizzanti, il 20% di quelle di gas naturale liquefatto (GNL), una componente chiave per i fertilizzanti sintetici, e il 50% di tutte le spedizioni di zolfo, sottoprodotto della lavorazione di petrolio e gas, altro elemento essenziale nella produzione di fertilizzanti. Dallo scoppio della guerra, i prezzi sulle piazze mondiali sono aumentati del 25% e, come nel caso del petrolio, gli Stati Uniti stanno cercando le vie per calmierare i mercati. La mossa di facilitare le esportazioni dalla Bielorussia quindi, alleggerendo le sanzioni, è stata dettata proprio da questa esigenza.

Ad essere colpita nell’immediato dal blocco di Hormuz è soprattutto l’Asia, poiché assorbe la maggior parte delle esportazioni fertilizzanti e GNL provenienti dal Golfo. In particolare l’India, le cui importazioni di fertilizzanti si concentrano in questi mesi, prima dell’inizio della stagione dei monsoni a giugno, con il settore agricolo e quello industriale che hanno enormi esigenze sul breve periodo. Africa ed Europa potranno essere colpite nel medio periodo dall’aumento dei costi: sebbene l’area subsahariana non sia un grande importatore di fertilizzanti in termini relativi, molti agricoltori africani non hanno la capacità finanziaria di assorbire gli aumenti dei prezzi globali e potrebbero quindi ridurre i raccolti, creando insicurezza a livello locale.

La situazione in Europa

In Europa al momento non sembra ci sia l’intenzione di seguire la tattica della Casa Bianca e Bruxelles continua a tenere una linea dura contro Lukashenko, mantenendo restrizioni e dazi. Nel 2025 l’UE ha imposto tariffe fino a 45 Euro a tonnellata sui fertilizzanti bielorussi, che dovrebbero salire a 60 quest’estate, poi a 80 euro nel 2027, per arrivare infine a 350 euro a tonnellata entro il 2028. La strategia europea delle sanzioni si differenzia dunque da quella statunitense, a sua volta più flessibile e orientata più ai mercati che non alla politica. Almeno per il momento. L’aumento dei prezzi globali del petrolio, del gas e dei fertilizzanti avrà però ripercussioni ovviamente anche sugli agricoltori occidentali, con le impennate dei costi di post-produzione, come trasporto e lavorazione. Il prolungamento della chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe quindi portare anche a una revisione dei provvedimenti europei nei confronti della Bielorussia.

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