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Gli USA vogliono le dimissioni del presidente cubano

L’amministrazione Trump pretende che Diaz-Canel faccia un passo indietro - L’isola è finita al buio di nuovo per un blackout e martedì notte c’è stato pure un terremoto di magnitudo 5.8

  • Oggi, 09:27
  • Un'ora fa
Un venditore ambulante e i suoi clienti in una strada dell'Avana rimasta al buio lunedì sera

Un venditore ambulante e i suoi clienti in una strada dell'Avana rimasta al buio lunedì sera

  • Keystone
Di: AFP/AP/Reutes/EnCa 

Gli Stati Uniti hanno dichiarato martedì che il presidente cubano Miguel Díaz-Canel deve dimettersi per far progredire le trattative nell’ambito dei contatti in corso sul futuro dell’isola. Lo riporta il New York Times citando alcune fonti. La mossa eliminerebbe una figura chiave ma lascerebbe in carica il governo comunista che guida Cuba da decenni. I negoziatori americani hanno fatto capire che il presidente deve dimettersi ma hanno lasciato ai cubani la decisione sui prossimi passi.

Secondo quanto riferito, gli Stati Uniti non stanno facendo alcuna pressione finora per intraprendere azioni contro i membri della famiglia Castro. Lunedì sera Donald Trump ha dichiarato che Cuba è un Paese “indebolito ora, penso di poter fare quello che voglio, prenderlo sotto qualche forma o liberarlo”.

Intanto lunedì le autorità cubane hanno riferito lunedì di un blackout su tutta l’isola, mentre le crisi energetica ed economica, sempre più gravi, continuano a mettere sotto pressione una rete elettrica ormai fatiscente. Si tratta della terza grande interruzione in quattro mesi. Un altro blackout, poco più di una settimana fa, aveva colpito l’ovest di Cuba, lasciando milioni di persone senza elettricità.

Venerdì il presidente Miguel Díaz-Canel aveva affermato che l’isola non riceve spedizioni di petrolio da più di tre mesi, affidandosi invece all’energia solare, al gas naturale e a centrali termoelettriche obsolete. Cuba ha attribuito la crisi a un blocco energetico imposto dagli Stati Uniti, mentre il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito a gennaio della possibilità di dazi contro qualsiasi Paese che venda o fornisca petrolio all’isola.

E come se non bastasse, un terremoto di magnitudo 5,8 è avvenuto martedì notte al largo della parte sud-orientale di Cuba, ha annunciato l’istituto geologico americano USGS, riferimento mondiale in materia di sismologia.

La scossa si è prodotta alle 5.28 ora svizzera a 49 km a sud-sudovest della città di Maisí, nella provincia di Guantanamo (est dell’isola), a una profondità di 11,6 chilometri, ha precisato l’USGS. Un altro terremoto, di magnitudo 4,7, è stato registrato alle 6.44 ora svizzera 60 chilometri a sud-sudovest di Maisí, ha indicato l’USGS.

Unica nota positiva: la diaspora cubana potrà investire e detenere imprese a Cuba in numerosi settori, in particolare nelle banche e nell’agricoltura, ha annunciato lunedì L’Avana, che è in colloqui con gli Stati Uniti. Più tardi nella giornata, L’Avana ha annunciato che i cubani residenti all’estero, in particolare negli Stati Uniti, potranno investire sull’isola, la cui economia è sull’orlo del baratro.

“Cuba è disposta ad avere una relazione commerciale fluida con le imprese statunitensi”, così come “con i cubani residenti negli Stati Uniti e i loro discendenti”, ha dichiarato Oscar Pérez-Oliva Fraga, ministro del Commercio estero e degli Investimenti esteri, in un’intervista all’emittente statunitense NBC.

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Cuba ammette la ripresa del dialogo con Washington

Telegiornale 14.03.2026, 12:30

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