Bachar al-Assad ha fatto sapere, mercoledì, che il futuro governo di transizione in Siria dovrebbe raccogliere le forze leali al regime e quelle di opposizione. La guerra, secondo lui, avrebbe causato danni per circa 200 miliardi di dollari dal 2011 a oggi. Con i ben noti problemi umanitari che la crisi ha portato con sé.
“Sarebbe logico, ha affermato al-Assad, che le forze indipendenti, quelle dell’attuale opposizione e quelle lealiste, siano rappresentate nel nuovo governo di transizione”. Le esternazioni del rais di Damasco potrebbero essere dovute alla forte pressione internazionale affinché del nuovo Esecutivo siano partecipi anche le forze d’opposizione.
La via dei colloqui, secondo quanto auspicato dall’ONU nei negoziati di Ginevra, dovrebbe portare proprio all’entrata nel governo di forze opposte a Assad. Le discussioni, in corso da metà marzo, dovrebbero arrivare a una soluzione della crisi siriana entro sei mesi circa, alla redazione di una nuova Costituzione e a elezioni legislative e presidenziali entro 18 mesi.
ATS/AFP/Swing
La questione curda
Assad ha affermato che “la maggior parte dei curdi, per altro non coinvolti nelle discussioni di Ginevra malgrado gli stessi siano una delle maggiori forze che si oppongono al sedicente Califfato, vorrebbero vivere in una Siria unita e non ricercano la proclamazione di una regione federale curda nel nord del Paese. Dal punto di vista geografico la Siria non è un Paese molto grande per cui, ha aggiunto il leader di Damasco, risulta difficile comporla con una federazione di Stati”.




