LABURISTI NELLA TEMPESTA

Gran Bretagna: lascia Streeting, è sfida aperta nei Labour

Il ministro della sanità scrive una lettera aperta al premier in cui chiede un grande dibattito nel partito: “è chiaro che non sarai tu a guidarci nel 2029”

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Wes Sreeting

Wes Sreeting

  • Keystone
Di: AFP/Reuters/MgR 

E’ l’ennesimo scossone ad una barca nella tempesta. Dopo la debacle elettorale alle amministrative della scorsa settimana, un altro pezzo del governo britannico esce di scena: il ministro della sanità Wes Streeting, dato per probabile sfidante di Keir Starmer alla guida dei laburisti, ha annunciato le sue dimissioni.

Streeting, che rappresenta l’ala destra del partito, ha scritto una lettera aperta molto critica al primo ministro, in cui afferma di avere perso la fiducia nella sua leadership e chiede un dibattito ampio sulla successione e sulla linea da tenere. “E’ ormai chiaro che non sarai tu a portarci alle prossime elezioni legislative”, ha scritto: “dove abbiamo bisogno di visione, c’è un vuoto”.

Le dimissioni di Streeting - che non ha però esplicitato la sua intenzione di candidarsi alla guida del partito - seguono la partenza di quattro sottosegretari e la pubblicazione di un documento, firmato da 86 deputati laburisti sugli attuali 403, in cui si chiede al premier di passare la mano.

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Intanto un’altra figura importante dei labour, l’ex vicepremier Angela Rayner, ha comunicato sui social di essere stata prosciolta da tutte le accuse di evasione, dopo che il fisco del suo paese l’aveva messa sotto inchiesta per avere pagato meno del dovuto in tasse per un acquisto immobiliare. Il fisco ha escluso che si sia trattato di dolo.

La Rayner, che è popolare tra i progressisti, ha scritto sui social di voler “giocare il proprio ruolo” nel futuro del partito, lasciando intendere di essere disponibile per ruoli di responsabilità. Giorni fa, in alcune interviste, ha detto che “quello che facciamo [come laburisti] non funziona e bisogna cambiare”

Secondo le regole, per provocare un’elezione interna ai Labor occorre che almeno il 20% dei deputati (ovvero 81, in cifre assolute) firmi un ordine del giorno in tal senso.

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