Mai come ora l’attenzione mondiale è stata concentrata sulla Groenlandia, un’attenzione che ha sconvolto la vita quotidiana dei suoi abitanti e di chi ha origini groenlandesi. Quasi un terzo dei nativi si è infatti trasferito in Danimarca ma i legami con la terra d’origine sono fortissimi e così anche le preoccupazioni. Il Telegiornale della RSI ha raccolto le loro voci.
Laila G. Frederiksen. è nata e cresciuta a Nuuk. Tre anni fa si è trasferita con la famiglia in Danimarca, ma la Groenlandia resta la sua terra. “È meravigliosa. La natura è immensa. Navighiamo accanto a montagne altissime. Per me è il posto più bello al mondo”, dice Laila. Un paradiso dal futuro incerto. “Spero che la Groenlandia non diventi parte degli Stati Uniti”.
La famiglia di Laila non è sconosciuta sull’isola. Suo padre Jens B. Frederiksen è stato leader dei democratici e vicepremier della Groenlandia dal 2009 al 2013. Anche lui guarda con preoccupazione alla situazione attuale. “Non me l’aspettavo. All’inizio pensavo fossero solo parole, ma ora è chiaro che sembra molto serio e questo sta creando molta ansia nel nostro Paese”.
Contro le mire di Trump la scorsa settimana oltre 200’000 persone sono scese nelle strade di Nuuk e di tutta la Danimarca. Una battaglia inaspettata per la minoranza etnica. Sono circa 17’000 i groenlandesi che abitano in Danimarca, quasi un terzo della popolazione nativa dell’isola. Da tempo si battono per l’indipendenza, ma oggi, sottoposti alle pressioni di Donald Trump, temono per la sopravvivenza della loro stessa cultura.
A difesa dei loro diritti un anno fa è nata l’organizzazione nazionale per i groenlandesi in Danimarca (UAGUT). “Dobbiamo alzare la voce adesso, perché non si tratta solo della Groenlandia. Si tratta dei principi di sovranità, di integrità territoriale, di democrazia. Si tratta di diplomazia e diritti umani. Se adesso sono violati, cosa arriverà dopo?”, si chiede Julie Rademacher, presidente UAGUT. “Per la prima volta vedo i groenlandesi esporsi sui social media, chiedere alla NATO e all’Europa: “Per favore, mandate soldati, mandate soldati, perché chi ci proteggeva ora vuole attaccarci”. Ed è una svolta enorme che la stessa popolazione voglia la creazione di una difesa militare”.
Il sostegno dimostrato dai leader europei ha compattato la popolazione, ma è difficile pensare a cosa riservi il futuro. “È una domanda molto difficile per me, perché penso al dramma che vive la mia famiglia. Mi chiedono cosa fare in caso di un’invasione statunitense, se scappare o chiudersi in casa. Molti stanno pensando di abbandonare la Groenlandia e io chiedo loro: Per favore rimanete, rimanete uniti, siate forti perché è la nostra terra e noi vi aiuteremo. Il messaggio che voglio mandare al mondo è di combattere per la Groenlandia, perché è anche una lotta per la democrazia e la sovranità”.
Dal canto suo, Jens B. Frederiksen dichiara: “L’Europa è con noi. I confini, le terre, non sono negoziabili. Così ci sentiamo un po’ più sicuri. Ho scelto di credere che le cose andranno per il verso giusto. Ho scelto di credere che il buon senso vincerà. Ho scelto di credere che la democrazia in Occidente vincerà”.






