ANALISI

L’obbiettivo dell’Iran? “Non è la vittoria militare”

L’esperto di geopolitica Nicola Pedde dell’ISPI al Radiogiornale: “Teheran vuole soprattutto aumentare la pressione sul piano economico e politico a livello globale”

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  • 57 minuti fa
Petroliere e navi cargo si allineano nello Stretto di Hormuz mercoledì 11 marzo
01:59

Radiogiornale 12.30 del 11.3.2026 - Il servizio di Sofia Pelosi

RSI Info 11.03.2026, 14:15

  • Keystone
Di: Radiogiornale-Sofia Pelosi/Bleff 

Prosegue la campagna militare sull’Iran da parte di Stati Uniti e Israele: tra martedì e mercoledì si sono registrati nuovi attacchi. Pete Hegseth, segretario della difesa degli Stati Uniti, aveva detto che sarebbe stata la giornata di più intensi bombardamenti contro l’Iran. Difficile da verificare viste in particolare le restrizioni messe dagli Stati Uniti all’accesso alle immagini satellitari. È possibile comunque fare un bilancio degli ultimi attacchi? Il Radiogiornale lo ha chiesto al direttore dell’Istituto di studi globali all’ISPI Nicola Pedde.

“È stato sicuramente un attacco intenso”, spiega Nicola Pedde ai microfoni del Radiogiornale. “Il punto però è l’analisi degli obiettivi di USA ed Iran”. Da una parte “gli Stati Uniti continuano a colpire la struttura militare convenzionale dell’Iran, gli impianti della produzione per i combustibili e per i missili e cercano di ridurre la capacità di lancio nella regione. Ma colpiscono obiettivi anche sul piano convenzionale delle forze armate iraniane, che non sono gli asset prioritari oggi per l’Iran per condurre la propria strategia”. Dall’altra “la strategia iraniana è quella non di vincere militarmente, ma di mantenere elevata la pressione sul piano economico e politico a livello globale”.

“I veri asset nelle mani degli iraniani - prosegue Pedde - sono la loro capacità missilistica sul piano balistico, quella dei droni e quella della gestione degli armamenti, come barchini veloci e droni marini, che possono rappresentare una minaccia concreta, ma che al contempo sono obiettivi molto difficili da colpire con operazioni militari convenzionali”.

Quanto è difficile avere delle informazioni accurate, vista la presenza di un blocco satellitare sulle immagini da parte dell’Iran? “La parte informativa sull’andamento del conflitto credo che sia quella più complessa”, chiarisce l’esperto dell’ISPI. “Gli unici elementi che possiamo valutare sono quelli relativi agli effetti sulla regione dei lanci di missili balistici e di droni e quelli che sono gli effetti sul piano economico globale e sul piano politico”, prosegue Pedde.

“Molto più difficile - conclude Nicola Pedde - risulta invece essere l’analisi della effettiva degradazione della capacità militare interna dell’Iran. Quindi della capacità di gestire la sicurezza all’interno del Paese. Che è quella che previene la possibilità per Israele e Stati Uniti di generare le reali condizioni per una protesta popolare, una sommossa che possa sovvertire le autorità della Repubblica islamica”.

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