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"Ho visto gente giovane morire"

La pandemia in Brasile nel racconto del dottor Roberto Scaini di MSF che ha operato a Tefé, località dell'Amazzonia

  • 17.04.2021, 21:47
  • 5 maggio, 11:44
Gli operatori a lavoro a Porto Velho
04:00

RG 18.30 del 17.04.21: l'intervista al dottor Roberto Scaini di Claudio Bustaffa

RSI New Articles 17.04.2021, 20:42

  • MSF/Diego Baravelli
Di: RG/eb 

"L'ospedale regionale era completamente pieno ed era stato riconvertito per trattare i pazienti Covid, ma senza sufficienti letti, né farmaci, né attrezzature per poterli curare. L'ossigeno veniva dato solo con delle bombole, ma essendo in forma gassosa finiva subito". A raccontarlo è il dottor Roberto Scaini, che ha prestato servizio per Medici senza frontiere tra febbraio e marzo in Brasile, a Tefé, località della profonda Amazzonia a 500 chilometri da Manaus.

In Brasile, dove la situazione pandemica continua ad essere critica, lo scorso 8 aprile si sono registrati 4'249 decessi in un solo giorno, mentre anche adesso il bilancio quotidiano supera i 3'000 morti. Tra le vittime, anche molte persone giovani, e in alcuni casi anche bambini, come conferma Scaini. "È una fotografia piuttosto triste, ho visto persone giovani morire. Ricordo anche una ragazza incinta di cinque mesi che purtroppo non ce l’ha fatta perché l’intervento è stato tardivo, non c’era l’ossigeno adeguato, non si riusciva a garantire la ventilazione", racconta.

La mancanza di misure restrittive fa sì che il contagio si diffonda senza controllo, spiega il medico: "L’onda epidemica si muove molto rapidamente perché non ci sono misure di contenimento sufficienti. A differenza di quello che capita nei Paesi europei, dove le restrizioni permettono di appiattire la curva e dare un vantaggio alle strutture sanitarie, in Brasile la curva epidemica ha un andamento molto più a picco, quindi la gente si ammala molto velocemente nello stesso periodo, è come un’onda che si muove molto velocemente".

Roberto Scaini chiude però con un'immagine di speranza, quello di una donna di 109 anni guarita dal Covid-19 e dimessa: "La cosa più bella è stata rimandarla a casa, che poi era una palafitta lungo il rio delle Amazzoni".

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