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I 250 anni degli USA tra patriottismo e trumpismo

Tra poche ore a Washington il discorso di Trump e i fuochi d’artificio - Lo storico John Ragosta: “Celebrazioni troppo politiche” - “Gli americani ritrovano in George Washington tutte le virtù che vorrebbero vedere nel leader della Repubblica”

  • Un'ora fa
La Grande Fiera Americana per il 250 anniversario della Dichiarazione di indipendenza, a Washington
04:30

SEIDISERA del 04.07.2026, il servizio di Andrea Vosti

RSI Info 04.07.2026, 21:42

  • Keystone
Di: SEIDISERA-Andrea Vosti/Telegiornale-Massimiliano Herber/DC 

Il 4 luglio è la festa nazionale americana e quest’anno la ricorrenza è ancora più sentita, perché gli Stati Uniti celebrano il 250° anniversario della Dichiarazione di indipendenza dalla monarchia inglese. Una commemorazione segnata da una costa all’altra da numerose celebrazioni, in particolare nella capitale Washington, ma sullo sfondo di un Paese lacerato da profonde divisioni politiche.

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USA, 250 anni di indipendenza

Telegiornale 04.07.2026, 20:00

Una festa troppo politicizzata

Lo storico John Ragosta, della James Madison University, spiega al Telegiornale: “Purtroppo le celebrazioni per i 250 anni hanno assunto una connotazione politica. E quando dico ‘politica’, non mi riferisco all’educazione civica, alla partecipazione alla vita politica. Quello sarebbe fantastico, ma politica intesa come questo o quel partito. Questo è certamente un peccato”. Ragosta si appassiona quando parla della Dichiarazione d’Indipendenza, ma è meno apocalittico sulle divisioni odierne: “I Padri Fondatori sarebbero sicuramente preoccupati: per lo stato dell’educazione civica, la consapevolezza politica, l’affluenza alle urne… Nessuno ci regala le nostre libertà. Nessuno ci regala la Repubblica. Nessuno ci regala la democrazia. È fondamentale che ‘noi, il popolo’ partecipiamo in prima persona”.

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Il presidente Donald Trump parla con i giornalisti prima di salire a bordo dell’Air Force One all’aeroporto internazionale John F. Kennedy di New York, nelle prime ore di martedì 9 giugno 2026.

USA 250: la parabola straordinaria della Costituzione americana

Laser 26.06.2026, 09:00

  • keystone
  • Claudio Visentin

Intanto, sulla National Mall della capitale, la Grande Fiera Americana per i 250° d’Indipendenza non fa il pienone, tutt’altro… Un po’ per il caldo, un po’ perché è stata trasformata in fiera del trumpismo, con tanto di replica dell’arco del trionfo del Presidente. I visitatori son tutti simpatizzanti, come una signora che dichiara: “Sono una fan del presidente Trump! Lo ammetto senza problemi! Ma non è questo il punto: il punto è l’America, essere patrioti e orgogliosi del nostro Paese”. Un patriottismo che rima spesso con nazionalismo, tra tradizioni e religione, con concerti e momenti di preghiera. Che l’evento apolitico fosse deragliato in una celebrazione di parte, si era già colto da tempo: con la regia organizzativa assunta dalla Casa Bianca e col via ufficiale della fiera divenuto un comizio presidenziale.

L’eredità di George Washington

Tom Donnelly, docente di Storia americana all’Università di Richmond (Virginia) a SEIDISERA spiega come è ricordato oggi George Washington, una delle figure centrali nella nascita degli Stati Uniti, eroe della Guerra di indipendenza e primo Presidente della neonata Unione.

“George Washington è universalmente riconosciuto come il padre della patria e nell’immaginario della gente ciò può portare a una pluralità di significati. Ma in generale penso che gli americani ritrovino in Washington tutte le virtù che vorrebbero vedere nel leader della Repubblica, in primo luogo il suo carattere. I fondatori erano persuasi che per avere successo, la neonata Repubblica doveva essere guidata da uomini che avevano per obiettivo principale il bene comune. Uomini guidati dalla ragione e non dalla passione, aperti al confronto e alla deliberazione, piuttosto che inclini a prendere decisioni impulsive. E per molti americani George Washington incarna questa idea di come deve essere un leader”.

Se George Washington avesse la macchina del tempo e potesse vedere l’America di oggi, che cosa penserebbe? “Una delle virtù della Costituzione americana è proprio quella di essere un organismo vivente che può essere modificato e adattato”, risponde Tom Donnelly. “Washington e gli altri fondatori erano consci di non detenere il monopolio della saggezza. Hanno scritto la Costituzione basandosi sugli insegnamenti della loro esperienza, ma hanno  anche previsto che le future generazioni potessero adattarla alle esigenze del loro tempo. Per rendere la nostra Costituzione e la nostra Unione un po’ più perfette”, conclude lo storico.

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La diretta da Washington

Telegiornale 04.07.2026, 20:00

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