Un argine lungo sette chilometri. E una grande paura: che il fiume divori anche questa barriera. Centinaia di uomini e ragazzi scrutano il gigantesco invaso provocato dalle alluvioni della scorsa settimana.
Qui, in Bosnia, vent’anni fa gli uomini hanno combattuto contro altri uomini. Ora combattono contro la natura.
A Crnjelovo, un villaggio alla periferia di Bjelijna, è una corsa contro il tempo. Una grande catena umana ha permesso di rafforzare l’argine.
Un sacco di sabbia sopra l’altro. L’equilibrio è delicatissimo. L’acqua si sta infiltrando. Occorre vigilare.
Questi "guardiani" restano sull’argine 24 ore al giorno, a turni. Come Stefan, di professione camionista, che ha la fidanzata a Zurigo e si sposerà in agosto. O come Jovica, che scherza in italiano quando vede il microfono della RSI: “Certo, Via Canevascini a Besso….” dove vive la sua mamma.
Questi giovani hanno un solo timore: che l’acqua invada i campi finora in parte risparmiati. Ma hanno anche la forza di non cedere alla rassegnazione. Li abbiamo incontrati al tramonto, qui, nell’angolo della Republika Srpska, dove i confini dei Balcani s’intrecciano lungo i fiumi, tra la Sava e la Drina.
La cartina








