Il furto delle 12 tonnellate di barrette KitKat avvenuto durante un trasporto dall’Italia alla Polonia aveva attirato l’attenzione anche per l’entità del carico sparito: circa 413’000 pezzi, oltre al camion che effettuava la consegna. Ma al di là del singolo episodio, il caso ha riportato sotto i riflettori un fenomeno più ampio, quello dei furti e delle frodi nella logistica, in crescita in Europa.
I metodi usati dai gruppi criminali sono sofisticati e sempre più spesso entrano in gioco falsi trasportatori, identità rubate e documenti apparentemente regolari. Il settore più colpito è quello alimentare (quasi un quarto dei casi nel mondo) e i costi complessivi della merce rubata, secondo una stima della Commissione europea, raggiungono gli 8 miliardi di euro all’anno.
Anche la Svizzera non è estranea a queste dinamiche. Roberta Cippà Cavadini, titolare della Cippà Trasporti di Chiasso e membro del comitato di SPEDLOGSWISS, spiega che questi dati “non sorprendono più di tanto”, soprattutto quando si parla di merce facilmente rivendibile. Oggi, osserva, non si tratta più soltanto di furti, ma di “vere e proprie frodi”: in molti casi la merce non viene sottratta lungo la strada, bensì affidata a soggetti che si spacciano per trasportatori legittimi. Cippà Cavadini parla di “trasportatori fantasma”, capaci di presentarsi con nomi noti e documentazione apparentemente in ordine. “Se non si fa molta attenzione, si è convinti di avere a che fare con un trasportatore vero, ma in realtà si stanno consegnando tutte le informazioni del carico a chi poi farà sparire la merce”, spiega. Un meccanismo favorito anche dalla rapidità con cui si lavora nel settore e dall’uso di strumenti tecnologici sempre più sofisticati.
Per questo, secondo l’imprenditrice, le contromisure devono passare anche da sistemi informatici in grado di verificare in modo automatico identità, indirizzi email e dati dei fornitori. “Non è sempre facile farlo nella frenesia del lavoro quotidiano”, osserva, sottolineando come servano controlli sempre più strutturati.
Il problema, aggiunge, non si limita al valore della merce sottratta. Ai danni economici si sommano la necessità di riprodurre e riconsegnare i prodotti mancanti e il lavoro supplementare richiesto per controllare partner e fornitori. E anche questo, conclude, non sempre basta: in un caso capitato alla sua azienda, tutta la documentazione ricevuta sembrava perfetta, “peccato che fosse tutta falsa e che la merce sia sparita”.








