“Quando ero consulente della FIFA qualcuno mi disse che il calcio non ha quasi nulla a che fare con lo sport. Si tratta sempre di potere, denaro, influenza. Questa è la conferma”. A bocce, o meglio, a palloni fermi, SEIDISERA ha interpellato Mark Pieth, professore emerito di diritto penale, sui mali che affliggono l’organismo retto da Gianni Infantino. Questo avvocato, 73enne, è considerato una delle voci più autorevoli sui temi dell’etica degli affari, della lotta alla corruzione e della governance delle organizzazioni sportive internazionali: nel 2014 ha già messo il dito nella piaga elaborando un rapporto per la stessa FIFA su governance e anti-corruzione. Dopodiché affermò che la resistenza interna alla riforma era forte e che molti dei cambiamenti proposti erano stati solo parzialmente adottati.
La Coppa del mondo appena conclusa è tuttavia riuscita a sorprenderlo ulteriormente, in negativo. “Ero scettico fin da subito su questi Mondiali, già solo per l’uccisione di immigrati negli Stati Uniti da parte di forze dell’ordine. Per fortuna non è capitato nulla del genere in relazione al torneo. Ma c’è stato dell’altro”, afferma l’esperto di diritto penale e criminologia. “La vicenda del cartellino rosso sospeso a un giocatore statunitense per me è il simbolo che qualcosa non funziona. Che il presidente di uno Stato chiami per far correggere una decisione arbitrale è davvero inaudito”.
Ma se, come sostiene, lo “sport” del pallone è da sempre potere, denaro e influenza, perché questi Mondiali dovrebbero essere peggiori delle precedenti edizioni?
“È vero - afferma Mark Pieth - il calcio è sempre stato molto politico. Lo si è visto nell’assegnazione dei Mondiali al Qatar, alla Russia e ora all’Arabia Saudita. Ma la questione del cartellino rosso va oltre. Qui si interviene direttamente nel gioco per modificare una decisione arbitrale. Una cosa simile non era mai successa”.

Gianni Infantino e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump durante la premiazione
Lei è arrivato al punto, in questi giorni, di proporre che la UEFA, la Federazione europea, decida di rompere i rapporti con la FIFA. Come e con quali obiettivi?
“In Europa si potrebbe revocare l’esclusiva della FIFA sull’organizzazione dei Mondiali e consentire la nascita di un torneo alternativo. Ho proposto questa ipotesi nel caso non si riuscisse a evitare la rielezione a presidente della FIFA di Gianni Infantino, che ha il sostegno di molte piccole federazioni. Certo, ci sarebbero poi due campioni del mondo, ma è una situazione che si conosce anche in altri sport, ad esempio nella boxe”.

La squadra spagnola rientra a casa
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E questo farebbe bene al calcio?
“No, certo che non farebbe bene né al calcio né agli organizzatori, ma sarebbe un passo drammatico per costringere la FIFA a riflettere sulla autocrazia che la regna. La FIFA è un’associazione organizzata in modo piuttosto democratico. Il problema è che i suoi membri, le federazioni, non fanno il loro dovere, permettono al presidente di comportarsi in maniera autocratica senza dirgli dove sono i limiti. Questa è la cosa tragica”.

Mark Pieth
Ma, nel concreto, si immagina che le federazioni possano fare pressione prendendo parola al Congresso (l’organo supremo e legislativo della Federazione internazionale del calcio che si riunisce una volta all’anno, ndr)?
“Non necessariamente durante il Congresso, può accadere anche a porte chiuse. Ma sentendo le dichiarazioni dei vari presidenti delle federazioni, devo dire che sono piuttosto deluso”.
Mondiali, la premiazione integrale della finale (LA2 Sport Live 20.07.2026, 21h00)
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Lei punta il dito contro Infantino, ma va detto che anche i suoi predecessori sono stati molto criticati. Non è che il problema è strutturale e non personale?
“In parte è così, perché il sistema permette a certe persone di arrivare al potere. Oggi però, sulla carta, la FIFA ha una governance migliore, che tuttavia viene aggirata perché le personalità indipendenti sono state sostituite da amici compiacenti del presidente. Credo però che se avessimo un presidente o una presidente veramente integra moralmente, allora qualcosa potrebbe cambiare”.

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Ma se è impossibile cambiare la FIFA da dentro, non si potrebbe provarci da fuori? Ad esempio i tifosi potrebbero rifiutarsi di guardare le partite?
“Si parla spesso di tifosi o sponsor come fonte di pressione, ma non funziona. I tifosi non hanno alcun potere istituzionale. E vero, potrebbero rifiutarsi di andare allo stadio, ma è irrealistico”.
E lei l’ha guardata qualche partita in tv?
“Sì, un’occhiata l’ho data - ammette con una risata Mark Pieth - ma sinceramente un po’ la voglia mi è passata”.







