È in corso a Vienna il più grande processo per spionaggio dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’ex agente dei servizi segreti austriaci Egisto Ott è accusato di aver sottratto e venduto informazioni sensibili direttamente ai servizi segreti russi, in una vicenda con innumerevoli ramificazioni interne e internazionali. Nella capitale austriaca le udienze sono programmate sino al 5 marzo, ma è probabile che il complicato procedimento si allunghi. Il caso sta facendo tremare i palazzi del potere nella repubblica alpina e coinvolge non solo gli apparati di sicurezza interni, ma oltrepassa i confini, con intrecci in mezza Europa, dalla Gran Bretagna alla Germania.
La lunga lista di accuse
La lista di accuse contro l’ex capo ispettore dei servizi segreti civili austriaci è lunga e va dall’attività di intelligence a favore della Russia all’abuso di potere, passando per la corruzione e la violazione del segreto d’ufficio. Egisto Ott, 64 anni, figlio di un poliziotto austriaco e di madre italiana, nella prima udienza a gennaio ha rigettato ogni accusa, sostenendo di essere solo un fedele servitore dello Stato. Secondo la procura di Vienna ci sarebbero però prove inconfutabili contro di lui e i suoi complici: in primo luogo email e protocolli telefonici, ma non solo. Stando ai testimoni chiamati in tribunale oggi, tra cui Peter Gridling, direttore di lunga data dell’Ufficio federale per la protezione della Costituzione e la lotta al terrorismo (BVT), che ha guidato l’agenzia dal 2008 al 2020, e Wolfgang Zöhrer, ex vicedirettore della stessa, le irregolarità riguardanti Ott risalivano già al 2015, anche se ufficialmente le indagini sono iniziate nel 2017: allora l’imputato era il braccio destro di Martin Weiss, capo del dipartimento antiterrorismo dell’intelligence, a sua volta accusato di spionaggio, ricercato con un mandato di cattura e rifugiatosi ora a Dubai.
La pista tedesca
Per la procura viennese Weiss e Ott avrebbero collaborato direttamente con il servizio segreto russo civile (FSB) e con uno degli spioni russi più ricercati in Occidente, Jan Marsalek, riparato però in Russia dal 2020. Marsalek è stato il protagonista di una delle più intricate vicende, a cavallo tra spionaggio ed economia, nella Germania dell’ultimo decennio: manager di Wirecard, società tedesca specializzata nei sistemi di pagamento informatici, è stato scoperto dopo la bancarotta dell’azienda, di cui persino l’allora cancelliera Angela Merkel aveva tessuto le lodi a Pechino, per favorirne l’espansione in Cina, imbeccata dal ministro della Difesa Karl Theodor von Guttenberg. A provare i legami fra Ott, Weiss e Marsalek ci sarebbe tra l’altro il contenuto di computer portatile Sina (Secure Inter Network Architecture) contenente informazioni riservate di intelligence provenienti da un non specificato Stato membro dell’Unione Europea, che Ott avrebbe trasmesso all’FSB tramite Marsalek, ricevendo in cambio 70’000 euro in un sacchetto di McDonald’s.
La connection internazionale
All’udienza di oggi a Vienna l’accusa ha presentato nuovi documenti che dimostrerebbero come la rete di Marsalek si estendesse non solo tra Austria e Germania, ma arrivasse sino in Gran Bretagna. Stando al materiale, consegnato in precedenza alla Direzione per la Sicurezza e l’Intelligence dello Stato (DSN), erede del BVT, l’ex manager di Wirecard avrebbe guidato una cellula di spioni bulgari a Londra che avrebbe operato comunque in tutta Europa. Il processo in corso contro Ott non è inoltre l’unico a catalizzare l’attenzione a Vienna e nei prossimi mesi se ne apriranno altri che rischiano di far traballare le istituzioni, come quello che inizierà a marzo e vedrà sul banco degli imputati l’ex segretario generale del Ministero degli Esteri ed ex ambasciatore, Johannes Peterlik, accusato di aver trasmesso proprio a Ott informazioni riservate sull’avvelenamento dell’agente russo doppiogiochista Sergei Skripal nel 2018 Salisbury, in Inghilterra. Nello specifico, Peterlik avrebbe richiesto il rapporto classificato dell’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPCW) che conteneva anche la formula dell’agente nervino Novichok, poi girata sempre a Marsalek. Sullo sfondo sempre gli intrecci opachi fra spionaggio e politica e le relazioni tra i governi austriaci di vario colore che si sono susseguiti negli ultimi anni e la Russia di Vladimir Putin.


