Un padre afgano è stato incriminato in questi giorni in Grecia per la morte del proprio figlio, affogato in un naufragio durante il viaggio della speranza verso il Paese. Si tratta del primo processo di questo tipo in Europa e gli attivisti pro-migranti lo denunciano come una mossa politica, fatta in violazione di qualsiasi tutela dei diritti umani.
"Morto in un naufragio. Non è stato il mare, non è stato il vento, sono state le scelte politiche e la paura": questo il messaggio che si può leggere sulla lapide del figlio del 25enne, che però si difende: "Non avevo altra scelta quando abbiamo avuto l'incidente. Non sono venuto per divertimento. Ma per dare un futuro a mio figlio".
Il 25enne rischia, per aver messo in pericolo il bambino, fino a 10 anni di carcere. Il suo caso è seguito dall'organizzazione umanitaria Choose Love, che ha dichiarato: "Per quanto ne sappiamo è la prima volta in Europa che un genitore viene incriminato per una cosa del genere. Dal nostro punto di vista è un attacco al diritto fondamentale di poter chiedere asilo".
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