Il ministro alle tecnologie informatiche indiano ha intimato mercoledì a Twitter di rimuovere tutti gli account e i contenuti che esprimono solidarietà alla protesta dei contadini, in atto ormai da mesi nel Paese.
Lunedì sera il social network, su richiesta del Governo, aveva bloccato 100 account e 150 tweet, per poi riattivarli. Una mossa che ha portato le autorità a minacciare la piattaforma di azioni penali, soprattutto dopo il crescente sostegno internazionale alle manifestazioni, anche da parte di alcune personalità note.
I contadini si sono schierati contro una riforma agricola voluta dal premier Narendra Modi che prevede la liberalizzazione del mercato agricolo: la fine della tutela governativa su prezzi e servizi che molti lavoratori temono possa portare all'ingresso massiccio dell'industria privata nel settore, a discapito dei lori redditi.
Partite a ottobre dal Punjab e dall’Haryana, le regioni definite come “il granaio dell’India”, le proteste hanno coinvolto milioni di persone appartenenti a un settore cruciale dell’economia nazionale, pari al 15% del PIL e che impiega più della metà della forza lavoro totale. Nelle scorse settimane gli agricoltori hanno bloccato ferrovie, strade, autostrade e attività economiche, oltre a formare un consolidato sit-in alla periferia della capitale.
La vicenda è finita alla Corte Suprema che ha bloccato le nuove leggi e ha istituito un comitato per trovare un accordo. Ma la trattativa si è subito arenata di fronte all'accusa, da parte dei rappresentanti degli agricoltori, che il comitato è troppo filogovernativo.




