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Mondiali 2026, quando la politica limita lo sport

Divieti d’ingresso e restrizioni per arbitri e nazionali mostrano il passaggio dal soft power all’hard power degli USA. L’esperto: “Scenario inedito per un grande evento sportivo”. La FIFA: “Non possiamo controllare tutto”

  • Ieri, 20:33
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La nazionale statunitense ha fatto il suo debutto ai Mondiali di calcio contro il Paraguay a Los Angeles
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SEDISERA del 13.06.2026 - Mondiali 2026 tra sport e politica: il servizio di Laura Dick

RSI Info 13.06.2026, 20:17

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Di: SEDISERA - Laura Dick/YR 

I Mondiali di calcio sono iniziati e la politica estera degli Stati Uniti, uno dei tre paesi ospitanti, continua a far discutere. Il caso più noto riguarda l’arbitro somalo Omar Artan, selezionato dalla FIFA ma al quale è stato negato l’ingresso nel Paese.

Di fronte a queste criticità, la reazione della FIFA è stata giudicata da alcuni troppo blanda. Il presidente Gianni Infantino ha commentato: “Ci dispiace per Omar Artan, ma non possiamo controllare tutto. Proviamo a discutere e vediamo. A volte però gridare non serve a nulla e bisogna semplicemente restare ‘chill’, tranquilli”.

Difficoltà sono state segnalate anche dalle nazionali di Iraq e Iran, mentre restrizioni alla libertà di movimento hanno coinvolto i tifosi di queste e di altre squadre.

Questi casi evidenziano come il potere dello sport e quello politico siano sempre più intrecciati. Secondo Andrea Goldstein, economista esperto di geopolitica e sport, le grandi competizioni sportive rappresentano tradizionalmente un’occasione per esercitare il cosiddetto soft power, ovvero la capacità di influenzare altri Paesi attraverso il proprio modello e le proprie prestazioni. Tuttavia, nel caso degli Stati Uniti, sembra prevalere una logica di hard power, legata all’uso della forza e al controllo.

Un esempio concreto è rappresentato dai controlli alle frontiere. Secondo Goldstein, questa impostazione riflette un cambiamento più ampio nella politica estera americana: “Quello che era un paese che garantiva la sicurezza e la pace a livello mondiale in quanto l’unica grande superpotenza adesso si scontra con una realtà diversa”.

Nel contesto dei Mondiali, ciò si traduce non solo nel rifiuto di ingresso per l’arbitro somalo, ma anche nei problemi incontrati dalla nazionale iraniana, che potrà entrare negli Stati Uniti soltanto per disputare la propria partita. Una situazione che evidenzia tensioni politiche inedite per un grande evento sportivo.

Goldstein sottolinea inoltre un altro elemento di novità: la presenza di un Paese ospitante in conflitto con uno dei partecipanti. Questo scenario apre interrogativi in vista dei prossimi grandi eventi sportivi previsti negli Stati Uniti, a partire dalle Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Secondo l’esperto, le criticità attuali potrebbero addirittura aggravarsi, considerando il numero molto più elevato di Paesi coinvolti.  “Alle Olimpiadi ci sono più di 200 paesi, tra cui tanti dei Paesi che Trump definisce sciiti”, afferma.

Tornando al tema del soft power, all’idea di influenzare Stati attraverso lo sport, l’analisi finale dell’esperto evidenzia come, almeno nell’ambito calcistico di questo Mondiale, Europa e America Latina mantengano ancora una posizione di predominio. Resta però aperta la competizione con i nuovi Paesi emergenti, come la Corea del Sud, che ha già attirato l’attenzione battendo la Repubblica Ceca.

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