Cultura e spettacoli

Melania: un “documentario” controverso

Il film della first lady statunitense debutta tra finanziamenti spropositati, autopromozione e un regista in cerca di riabilitazione

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La first lady Melania Trump e il presidente Donald Trump alla prima del film “Melania” al John Kennedy Center, giovedì 29 gennaio 2026, a Washington.
01:44

Radiogiornale delle 12:30 del 30.01.2026 di Matteo Burkard

RSI Info 30.01.2026, 16:38

  • Keystone
Di: Giorgia Lorenzini 

Giovedì sera a Washington è debuttato “Melania”, la produzione Amazon che ritrae i 20 giorni precedenti alla seconda elezione di Donald Trump e le prime settimane di presidenza, con le visite in North Carolina e Pacific Palisades. Ma non è il presidente degli Stati Uniti ad essere al centro del film, bensì la first lady Melania Trump, in un’operazione propagandistica indirizzata principalmente alla base MAGA femminile.

Il film segue Melania Trump durante gli ultimi giorni della campagna di Trump. La sinossi promette “filmati esclusivi che immortalano incontri cruciali, conversazioni private e ambienti mai visti prima”. Eppure non è un documentario, come ha dichiarato la first lady: “Alcuni l’hanno definito un documentario. Non lo è: è un’esperienza creativa che offre prospettive, intuizioni e momenti”.

Durante la prima di giovedì sera, il presidente Trump ha rubato i riflettori a sua moglie annunciando che avrebbe nominato il presidente della Federal Reserve “domani”, commentando il viaggio del capo dell’intelligence presso un ufficio elettorale della Georgia e affermando di aver intrattenuto conversazioni con l’Iran. Insomma, “Melania” è stato promosso durante diverse apparizioni pubbliche del presidente e pure alla sua prima proiezione la politica non è mancata.

Le controversie nate attorno a “Melania” sono innumerevoli e oltrepassano le considerazioni contenutistiche: il film ha ricevuto un finanziamento di 40 milioni di dollari, più 35 milioni per la promozione, messi a disposizione da Amazon, ovvero Jeff Bezos.

Il film esce ufficialmente oggi al cinema, a meno di una settimana di distanza dalla seconda uccisione dell’ICE, e dovrebbe essere disponibile in tutto il mondo. Ma il Sud Africa ha già fatto sapere che non sarà proiettato nelle sale del Paese.

A proposito di ICE, in uno dei suoi rari commenti pubblici Melania Trump ha affermato: “Sono contraria alla violenza. Quindi, per favore, se protestiamo, protestiamo pacificamente, e in questo momento abbiamo bisogno di essere uniti”.

La questione dei finanziamenti

Il “non-documentario” è stato prodotto da Amazon MGM Studios e sarà disponibile sulla piattaforma streaming Amazon Prime in una data ancora non precisata e dopo il periodo al cinema. Sulla piattaforma sarà anche presente una serie in tre parti sempre sulla first lady ed i giorni antecedenti all’insediamento di Trump.

Se si parla di Amazon si pensa al suo facoltoso CEO: Jeff Bezos che, insieme ad altri magnanti delle big tech, ha partecipato alla cerimonia di insediamento della seconda presidenza Trump, a cui erano stati invitati Zuckerberg (Meta), Bezos, Pichai (Google) e Musk (Tesla, SpaceX, X).

Da sinistra: Mark Zuckerberg, Lauren Sanchez, Jeff Bezos, Sundar Pichai ed Elon Musk partecipano alla 60ª cerimonia di insediamento presidenziale, il 20 gennaio 2025.

Da sinistra: Mark Zuckerberg, Lauren Sanchez, Jeff Bezos, Sundar Pichai ed Elon Musk partecipano alla 60ª cerimonia di insediamento presidenziale, il 20 gennaio 2025.

  • Keystone

Dietro ai 40 milioni di dollari per produrre il documentario “Melania” ed i 35 milioni per la sua promozione, sembra esserci un’occhiolino di Bezos a Trump. Tanto più che tra lo staff stipendiato risulta anche Melania Trump, che dunque non guadagna solo in visibilità, secondo una narrativa di se stessa accuratamente costruita.

Ma 75 milioni di dollari sembrano un budget troppo alto per un documentario, un tipo di film che tende ad avere poco pubblico. Secondo le ultime proiezioni, inoltre, “Melania” dovrebbe incassare meno di 10 milioni di dollari. L’investimento non varrebbe il guadagno.

“Glamour” e promozione

Quello che è evidente è che, a prescindere da quelli che saranno gli incassi - o le perdite - di “Melania”, Amazon sta mettendo a frutto i milioni investiti nella sua promozione: non solo sono stati acquistati ampi spazi di cartellonistica in varie città, ma sono state pensate anche apparizioni puntuali della first lady, come quella di mercoledì alla borsa di New York. Qui Melania Trump ha tenuto un discorso, affiancata da due dirigenti, e ha poi suonato la campana che segna l’apertura della borsa.

Melania Trump saluta il pubblico dopo il suo discorso e prima di suonare la campana di apertura alla Borsa di New York accanto a due dirigenti della NYSE, il 28 gennaio 2026.

Melania Trump saluta il pubblico dopo il suo discorso e prima di suonare la campana di apertura alla Borsa di New York accanto a due dirigenti della NYSE, il 28 gennaio 2026.

  • Keystone

Anche il presidente si è adoperato per promuovere il “non-documentario” della moglie, parlandone spesso in pubblico ma anche invitando i suoi seguaci su Truth ad andare alle proiezioni. “L’ho visto per la prima volta l’altra sera. È davvero bello. Glamour, molto glamour. Abbiamo bisogno di un po’ di glamour”, ha dichiarato Trump dopo aver visto “Melania”.

Melania Trump non sembra essere estranea a sfruttare la sua posizione per fini personali: sul suo sito - per esempio - vende gioielli e ornamenti natalizi, promossi anche sul profilo Instagram personale.

Non è certo la prima volta che una first lady espone i retroscena della sua posizione e fa entrare il pubblico nella sua vita privata, si ricordino Michelle Obama e Hillary Clinton che hanno pubblicato le loro memorie una volta lasciato la Casa Bianca. Proprio qui sta la novità: per la prima volta una first lady si racconta quando ancora in carica.

Un regista controverso

Oltre a celebrare l’immagine di Melania Trump - lasciando alla protagonista il controllo editoriale sul film e coinvolgendola nella realizzazione del trailer, nella color correction, nella selezione della musica, nella campagna pubblicitaria e nella progettazione del logo - il film vorrebbe riabilitare il regista Brett Ratner; riabilitazione, pare, sponsorizzata proprio da Donald Trump.

Ratner non produce più film dal 2017, quando era stato coinvolto nello scandalo “Me Too” in quanto accusato di abusi sessuali da sei donne, tra cui le attrici Olivia Munn e Natasha Henstridge. Il regista si è sempre dichiarato innocente e da anni sta cercando un’opportunità per ripulire la sua reputazione e tornare nel mondo del cinema.

Brett Ratner alla prima di "Melania", giovedì 29 gennaio 2026.

Brett Ratner alla prima di "Melania", giovedì 29 gennaio 2026.

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È stato proprio Ratner a volere fortemente la collaborazione di Dante Spinotti, famoso direttore della fotografia italiano, che a Repubblica ha raccontato di un film “senza filtri”: “Quando sono arrivato ho cambiato macchina da presa, ne ho scelta una a pieno formato e ho tolto tutti i filtri, lavorando solo sulla luce per togliere gli elementi di distrazione. Poi sono intervenuto in post-produzione per la correzione del colore e anche per qualche intervento “cosmetico” qua e là, tipo aggiungere delle ombre nel posto giusto”.

E la conclusione del trailer, con Melania Trump che chiama il marito appena saputa la notizia della rielezione, sembra essere un presagio dell’accoglienza che riceverà il film. Donald Trump a Melania: “L’hai visto?”. Melania a Trump: “No, lo vedrò al notiziario”.

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