Visita a sorpresa di John Kerry a Baghdad, a due settimane dall’inizio di un’offensiva jihadista dei ribelli dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante.
Dopo i viaggi in Egitto e in Giordania, il capo della diplomazia americana ha voluto incontrare nella capitale irachena Nuri al Maliki, per discutere soprattutto della difficile situazione in cui versa il paese e per spronarlo a formare, quanto prima, un Governo che abbia "il più ampio consenso possibile", e che riesca a "superare le divisioni interne".
Gli Stati Uniti hanno promesso "agli iracheni un aiuto intenso e sostenuto" perché l'offensiva in corso dei miliziani qaidisti è una "minaccia esistenziale" per Kerry, ed ha invitato i dirigenti iracheni a "fornire risposte a questa minaccia".
Intanto, l’avanzata lampo dei jihadisti e degli alleati sunniti verso Baghdad sembra essersi rallentata nel fine settimana. "La minaccia per la capitale non è più immediata come qualche giorno fa", hanno reso noto alcune fonti da Washington.
Nuove violenze
La visita non arriva comunque in un periodo di calma. Nella provincia di Babilonia, un convoglio che trasportava detenuti è stato attaccato dagli insorti. Negli scontri, almeno 69 persone sono morte.
AFP/Gila/sdr






