Quando, la scorsa settimana, i leader europei hanno iniziato ad arrivare a Erevan per il vertice della Comunità politica europea (CPE) , davanti ai cancelli del centro congressi li attendevano decine di manifestanti che, sventolando bandiere e striscioni, denunciavano quella che ritengono una deriva autoritaria del Paese.
“In Armenia ci sono persecuzioni politiche e una forte pressione contro i leader dell’opposizione. Quello che sta accadendo non ha nulla a che vedere con la democrazia”, ha denunciato Gegham Stepanyan, attivista per i diritti umani e uno degli organizzatori della manifestazione.

Un vertice dal peso geopolitico
La Comunità politica europea è un forum intergovernativo che riunisce i massimi vertici dell’Unione europea e dei Paesi alleati, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo politico e la cooperazione reciproca. Quest’anno il vertice si è tenuto a Erevan per esprimere il sostegno politico dell’Unione europea al governo armeno filo-europeista, in vista delle elezioni previste all’inizio di giugno.
In caso di conferma dell’attuale esecutivo, verrebbe consolidata anche la linea di progressivo avvicinamento all’Unione europea e di graduale distacco dalla Russia, con cui l’Armenia mantiene ancora forti legami economici nell’ambito dello spazio post-sovietico.

Tra Bruxelles e Mosca
Le elezioni non rappresentano quindi soltanto una competizione interna, ma anche un terreno di scontro geopolitico. Da un lato l’Unione europea, che negli ultimi mesi ha investito milioni di euro in Armenia per aiutarla ad allentare la dipendenza economica da Mosca. L’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’UE, Kaja Kallas, ha dichiarato durante il vertice che «l’Europa non è una questione di geografia, ma di valori e principi», richiamando una logica simile a quella che guida il sostegno europeo all’Ucraina.

Dall’altro lato la Russia, che conserva leve economiche e politiche sul Paese e non nasconde i legami con diversi esponenti dell’opposizione. Dopo il vertice, Vladimir Putin ha messo in guardia l’Armenia rispetto al suo percorso di avvicinamento all’Unione europea, evocando il rischio di una traiettoria simile a quella dell’Ucraina e parlando di possibili “conseguenze devastanti” di un allontanamento definitivo dall’orbita russa.

La stretta sul dissenso
In questo contesto, la campagna elettorale ha raggiunto una tensione senza precedenti. Negli ultimi tempi sono state arrestate decine di figure dell’opposizione, tra cui leader politici e alti esponenti del clero armeno. Anche il Catholicos Garegin II, massima autorità della Chiesa apostolica armena e considerato il “papa degli armeni”, è stato sottoposto a restrizioni di viaggio, poiché ritenuto dal governo su posizioni che favorirebbero l’influenza russa nel Paese.
Il governo giustifica queste misure con accuse legate a reati e violazioni della legge, mentre le opposizioni denunciano una deriva autoritaria che, a loro avviso, viene ignorata dall’Unione europea perché funzionale al processo di allontanamento da Mosca.

Il nodo della Costituzione
A complicare ulteriormente il quadro vi è il tentativo del governo armeno di raggiungere un accordo di pace con l’Azerbaigian, Paese con cui il conflitto è formalmente ancora aperto, sebbene da mesi non si registrino scontri armati. Forte della propria superiorità militare, l’Azerbaigian può imporre condizioni di pace particolarmente dure, tra cui la rinuncia definitiva da parte dell’Armenia a qualsiasi territorio attualmente non sotto il suo controllo, inclusa la contesa regione del Nagorno Karabakh.
Per questo Baku chiede una modifica della Costituzione armena che elimini ogni riferimento o forma di irredentismo. Per procedere in questa direzione, il governo armeno dovrebbe indire un referendum, qualora dovesse vincere le elezioni. In caso di esito positivo, si aprirebbe la strada a un accordo di pace formale, che potrebbe facilitare l’arrivo di ulteriori fondi europei destinati a sostenere l’allontanamento dell’Armenia dalla Russia. Di mezzo, però, ci sono ancora tre settimane di una campagna elettorale tesa e conflittuale e sotto stretta osservazione sia di Mosca che della UE.

I rapporti tra UE e Armenia
SEIDISERA 04.05.2026, 18:00
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