Il conflitto in Ucraina ha reso popolare in tutto il mondo l’OSINT (Open Source Intelligence), ovvero la raccolta di informazioni sensibili attraverso fonti aperte come fotografie e filmati pubblicati online, registri elettronici e profili dei social network. È grazie a questi strumenti che un gruppo di 40 esperti riunito dall’agenzia Europol la scorsa settimana è infatti riuscito a identificare nome e cognome di 45 bambini ucraini che le autorità di Mosca avrebbero deportato in Russia dai territori dell’Ucraina occupata.
Secondo le indagini, alcuni bambini deportati sono stati affidati a famiglie russe, mentre altri si trovano ancora in orfanotrofi o in ospedali psichiatrici.
Il governo di Kiev accusa la Russia di aver deportato circa 19’500 bambini ucraini negli ultimi quattro anni. Sulla base di queste accuse, la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di cattura nei confronti del presidente russo Vladimir Putin.
Dal canto suo, Mosca respinge tutte le accuse e sostiene che quelle che Kiev e i Paesi europei definiscono deportazioni siano in realtà evacuazioni volontarie da zone di guerra. Il Cremlino promette di restituire tutti i bambini in caso di richieste dei loro parenti ucraini ma la procedura è complicata e fino ad oggi solo un paio di migliaia di minori sono tornati in patria.










