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L’ex ambasciatore svizzero in Iran: “Colloqui produttivi? Trump mente”

Secondo Philippe Welti, quello annunciato dal presidente statunitense non è un vero negoziato - Washington starebbe cercando un modo per accorciare il conflitto

  • Un'ora fa
Fumo in seguito a un bombardamento su Teheran
03:31

Medioriente: il parere dell'ex ambasciatore Philippe Welti

Telegiornale 24.03.2026, 20:00

  • Immagine d'archivio Reuters
Di: Telegiornale - Thomas Paggini / gf 

Dopo l’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di nuovi tentativi di trattativa con l’Iran, restano molti interrogativi sugli obiettivi reali e sulle possibilità di successo. Il Telegiornale della RSI ne ha parlato con Philippe Welti, ex ambasciatore svizzero in Iran.

Che cosa sta succedendo dal punto di vista negoziale?

“Credo che il presidente statunitense stia cercando una nuova strada per porre fine alla guerra. Il conflitto ha causato danni enormi, anche in termini di risorse e sul piano politico interno. Non può ritirarsi, non vuole farlo, ma vuole creare le condizioni per dire: ‘Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi e possiamo fermarci’. Da entrambe le parti si parlerà di vittoria. Personalmente trovo che siamo in una sorta di pareggio dal punto di vista militare”.

Come può esserci fiducia, visto che l’ultima volta i bombardamenti sono ripresi subito dopo i colloqui di Ginevra?

“Le dichiarazioni del presidente Trump, secondo cui ci sarebbero stati colloqui ‘molto produttivi’ sono una menzogna. Esiste uno scambio di comunicazioni, ma non si può parlare di un vero negoziato o di una trattativa diplomatica. Ci sono canali riservati, come quello della Svizzera in qualità di ‘potenza protettrice’ degli Stati Uniti, quello del Pakistan per l’Iran. Uno simile esiste sicuramente tra gli Stati Uniti e l’Oman. Poi ci sono i pesi massimi della regione, ovvero Egitto e Turchia, che hanno interesse affinché questa guerra finisca”.

Chi detiene attualmente il potere in Iran?

“Da tempo il potere è nelle mani dei Guardiani della Rivoluzione. La guerra, con i danni che ha provocato, probabilmente ha rafforzato ulteriormente la loro posizione. Attualmente non esiste un’alternativa. Oggi in Iran non c’è nessuna organizzazione né figura con la capacità di rovesciare il regime dall’interno”.

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