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Guerra USA contro l’Iran

L’ex negoziatore USA Robert Malley denuncia “un teatro dell’assurdo”

Secondo l’ex inviato statunitense per l’Iran, ora professore a Yale, l’Iran non capitolerà e la potenza militare americana non è sufficiente per vincere il conflitto

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Robert Malley

Robert Malley

  • Immagine d'archivio Imago
Di: Intervista di Eric Guevara-Frey - Adattamento web: Amaëlle Steffen - RTS, articolo originale - M. Ang., adattamento RSI

La guerra tra Stati Uniti e Iran è già costata all’esercito americano l’equivalente di 30 miliardi di franchi. E il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, ha chiesto ulteriori 57 miliardi di dollari di finanziamenti d’emergenza per questo conflitto sempre più impopolare che alcuni parlamentari repubblicani stanno cercando di fermare.

Per Robert Malley, esperto di questioni iraniane, l’assurdità di questa guerra risiede in un paradosso: “Il vero obiettivo dell’offensiva americana è aprire lo Stretto di Hormuz... che prima non era chiuso. Stiamo assistendo a un teatro dell’assurdo, ma a un teatro dove scorre molto sangue”, ha detto a RTS. Il regime iraniano, che non nutre alcuna fiducia negli Stati Uniti, interpreta ogni decisione americana come una minaccia e ha deciso di puntare sulla strategia della resistenza nel tempo. “È questa la scommessa che sta facendo attualmente questo regime: ritiene di poter sostenere costi ben più elevati rispetto agli Stati Uniti e che questi ultimi finiranno per cedere”, riassume.

Un rapporto di forze asimmetrico

La resistenza iraniana sorprende solo in parte l’ex negoziatore. In questo tipo di conflitto asimmetrico, l’Iran non ha bisogno di vincere militarmente: gli basta non crollare. Sono gli Stati Uniti che devono ottenere una vittoria decisiva, cosa che si sta rivelando molto più difficile. Il regime iraniano ha dimostrato una resilienza inaspettata, adattando continuamente i propri attacchi con missili e droni, senza mostrare alcun segno di capitolazione. Perché per Teheran è in gioco la sopravvivenza stessa del regime. Ed è proprio qui che risiede lo squilibrio, secondo Robert Malley. “La superiorità militare non si traduce necessariamente in successo strategico”, afferma.

Di fronte a questa situazione di stallo, Donald Trump ha solo due opzioni. O intensifica ulteriormente l’escalation militare, con risultati incerti, oppure sceglie la via diplomatica, presentando un accordo come una vittoria, cosa di cui è “perfettamente capace”, secondo l’ospite della trasmissione di RTS “Tout un monde”. Le linee generali di un accordo del genere esistono già, ritiene: apertura dello Stretto di Hormuz, alleggerimento delle sanzioni contro l’Iran e ripresa dei negoziati sul programma nucleare. Si tratta, del resto, delle stesse basi dell’accordo di cessate il fuoco di metà giugno, che non ha retto, ma i cui principi rimarranno, secondo Robert Malley, il fondamento di ogni futuro negoziato.

RTS Tout un monde del 22.07.2026 alle 08.10

La diplomazia, l’unica via stabile

Nel corso degli anni, gli Stati Uniti hanno provato di tutto nei confronti dell’Iran: prima la diplomazia, poi una politica di massima pressione e infine la guerra aperta. Per l’ex inviato statunitense in Iran, il bilancio è inequivocabile. “C’è solo una via che ha offerto la promessa di un futuro più stabile: quella diplomatica”.

Ma anche in caso di accordo, Robert Malley si guarda bene dall’esibire un eccessivo ottimismo. “Si tornerà a una formula più o meno simile”, spiega, sottolineando che le basi di un accordo sono note da tempo, ma la sfiducia tra i due Paesi rimane così profonda che la situazione resterà fragile. “L’accordo dovrà estendersi a tutta la regione affinché tenga conto degli interessi dei Paesi del Golfo e affinché i benefici economici per l’Iran siano più chiari, più definiti e più favorevoli”, sostiene. Mediatori come il Qatar stanno già lavorando dietro le quinte in questa direzione, poiché al di là del conflitto stesso, sono numerosi i Paesi in tutto il mondo a pagarne il prezzo: carenza di generi alimentari, aumento dei prezzi del petrolio, mercati finanziari sotto pressione.

L’accordo sul nucleare iraniano del 2015

Robert Malley è stato uno dei principali artefici dell’accordo nucleare iraniano. Firmato nel 2015 tra l’Iran e le grandi potenze mondiali, era stato negoziato in Svizzera e firmato a Vienna. Il suo obiettivo era limitare il programma nucleare iraniano in cambio di una progressiva revoca delle sanzioni economiche. Nel 2018, Donald Trump aveva ritirato unilateralmente gli Stati Uniti dall’accordo, giudicandolo insufficiente.

Per Robert Malley, questo ritiro ha aperto la strada all’attuale crisi. Senza di esso, sostiene, “non avremmo vissuto questa guerra, non avremmo subito le ingenti perdite umane, le ingenti perdite economiche e l’instabilità nella regione”.

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Conflitto Stati Uniti - Iran, ancora bombardamenti

Telegiornale 22.07.2026, 12:30

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