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L'Afghanistan volta pagina

Al via domenica la campagna per le presidenziali; un voto che porrà la prima pietra del dopo Karzai

  • 02.02.2014, 00:50
  • 4 maggio, 12:59
Hamid Karzai  e Abdullah Abdullah  -

Hamid Karzai e Abdullah Abdullah -

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Chi sarà il nuovo presidente afghano? Il cambiamento è obbligatorio: Hamid Karzai vittorioso nel 2009 sul principale sfidante Abdullah Abdullah in uno scrutinio tutt’altro che impeccabile secondo i canoni internazionali, questa volta non potrà ripresentarsi. Tra i candidati ci sarà certo suo fratello Qayum Karzai, ma i sondaggi lo danno nettamente staccato rispetto all’ex ministro degli esteri Abdullah Abdullah, in lizza anche quest’anno, e l’ex ministro delle finanze Ashraf Ghani Ahmadzai. Tutti sono di etnia pashtun (Abdullah Abdullah per metà tagico), ma in caso di vittoria saranno obbligati dai numeri a cercare un’alleanza con forze legate alle minoranze etniche.

Nessuna donna candidata

Nessuna candidatura femminile ha superato l’esame della commissione elettorale. Malgrado i progressi registrati nei diritti delle donne afghane dalla caduta del regime talebano nel 2001, la condizione femminile sarà una delle poste in gioco nella formazione di nuove coalizioni di potere e non certo per aumentarne l’emancipazione.

La questione sicurezza

Il contesto è difficile: la situazione sul piano della sicurezza è peggiorata da quando è iniziato il passaggio di consegne dalle forze internazionali a quelle afghane; i ribelli talebani hanno guadagnato terreno e hanno mostrato a metà gennaio con un attentato eclatante nel cuore di Kabul la loro capacità di colpire ovunque. La prospettiva è quella del ritiro entro la fine dell’anno di tutte le forze combattenti americane e internazionali, mentre dovrebbero rimanere nel paese circa 10’000 militari, in maggioranza statunitensi, con il compito di istruzione delle truppe afghane e di difesa delle basi che rimarranno nel paese. Sempre che venga firmato dal presidente uscente Karzai l’accordo bilaterale in materia di sicurezza con gli Stati Uniti. Su questo punto, l’uomo arrivato al potere con l’appoggio della comunità internazionale, si mostra ora esitante, malgrado il parere positivo della Loya Girga, rimproverando agli americani l’uso dei droni a danno della popolazione civile afghana. Senza questo accordo, niente più presenza americana. E senza la presenza americana anche per la NATO, la prospettiva sarebbe quella di chiudere i battenti in Afghanistan.

Lucia Mottini

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