Il Parlamento europeo si è scagliato oggi, giovedì, contro la volontà di alcuni Stati membri di rivedere e ridurre la libera circolazione dei lavoratori nell’Unione europea, dopo che in alcuni Stati, soprattutto Germania e Regno Unito, si sono lamentati di un flusso, a loro dire, troppo importante di lavoratori rumeni e bulgari.
Il Parlamento ha esortato gli Stati a non discriminare i lavoratori migranti con il pretesto che questi abuserebbero del sistema di sicurezza sociale. “Nessuno degli Stati che denuncia questa situazione è stato in grado di presentare le prove richieste dalla Commissione”, ha sostenuto il Parlamento.
"Non sono un peso per la rete di sicurezza sociale"
Secondo il commissario del lavoro, Lazlo Andor, ”nella maggior parte degli Stati, i migranti contribuiscono al sistema di protezione sociale”.
Dal primo gennaio 2014, rumeni e bulgari possono lavorare liberamente in tutta l’Unione Europea, quindi anche nei 9 paesi che avevano mantenuto delle restrizioni, tra cui, appunto, Germania, dove a inquietarsi sono soprattutto i conservatori, e Regno Unito, dove i media parlano di un “afflusso massiccio” di lavoratori.
Già un anno fa, l’Associazione delle città tedesche si lamentava dell’arrivo di persone da questi due paesi, spesso a corto di risorse e senza un’attività stabile o un’assicurazione sociale, e spesso costrette a vivere ai margini della società in quartieri già problematici.
ATS/FM
In Svizzera
In Svizzera l’estensione della libera circolazione dei lavoratori a Romania e Bulgaria continuerà a subire alcune limitazioni fino nel 2016, e la cosiddetta clausola di salvaguardia, messa in atto dal Consiglio federale nel 2012, può restare in vigore fino al 2019. Queste misure sono state adottare nel 2009 tramite votazione popolare.





