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La parabola “freestyle” di Eileen Gu, volto olimpico della Cina

Nata negli Stati Uniti, ha scelto di gareggiare per il Paese della madre - Il suo successo suscita entusiasmo ma anche critiche per un trattamento che qualcuno giudica di favore

  • Un'ora fa
Eileen Gu con una delle medaglie vinte ai Giochi del 2022

Eileen Gu con una delle medaglie vinte ai Giochi del 2022

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Di: Lorenzo Lamperti 

Lo sci freestyle non si basa sulla velocità pura, ma sull’esecuzione di manovre acrobatiche e sulla capacità di interpretare il percorso in modo personale. Non esiste un’unica traiettoria perfetta, è richiesta creatività. Eileen Gu ha già mostrato più volte un’enorme libertà espressiva sulla neve. Allo stesso modo, non accetta un percorso obbligato nella sua vita privata. Eileen Gu è l’atleta copertina della Cina ai Giochi Olimpici Invernali 2026. Già vincitrice di due medaglie d’oro e una d’argento a Pechino 2022, Gu è probabilmente la più attesa dell’ambiziosa spedizione cinese a Milano-Cortina. Oltre che per le sue straordinarie capacità sportive, Gu è al centro dell’attenzione di un controverso dibattito sulla sua cittadinanza. Nata nel 2003 a San Francisco, cresciuta in California da madre cinese e padre statunitense, ha trascorso l’infanzia viaggiando avanti e indietro tra gli Stati Uniti e Pechino. Le estati in Cina le hanno dato una padronanza del mandarino rara tra gli atleti di livello internazionale, mentre l’educazione americana le ha aperto le porte dell’élite accademica, fino all’ammissione a Stanford. La sua traiettoria personale riflette quella di una generazione cresciuta in un mondo globalizzato, abituata a pensare l’identità come qualcosa di stratificato e situazionale. L’incontro con le regole olimpiche impone però confini nazionali netti e appartenenze formalizzate.

Da adolescente, gareggia per gli Stati Uniti ai campionati mondiali juniores di freestyle e nel 2018 debutta in Coppa del Mondo. Nel 2019, però, Gu sceglie di iniziare a rappresentare la Cina. Dal punto di vista sportivo, il passaggio di nazionalità non è un’eccezione: accade spesso che atleti competano per Paesi diversi da quelli di nascita. Ma per una ragazza prodigio come Gu, quella che sembra una vicenda personale diventa ragione di dibattito, anche perché coinvolge due superpotenze in profonda competizione tra di loro.

In Cina, l’arrivo di una giovane atleta cresciuta negli Stati Uniti è stato celebrato come una vittoria simbolica: il segno di un Paese capace di attrarre talenti globali e di competere ai massimi livelli anche negli sport invernali, storicamente dominio occidentale. Al centro della controversia, però, non c’è solo il sentimento nazionale, ma una questione giuridica molto concreta. La Cina non riconosce la doppia cittadinanza. Milioni di persone comuni sono costrette a rinunciare al passaporto cinese se decidono di naturalizzarsi altrove, spesso pagando un prezzo personale ed emotivo elevato.

Nel caso di Gu, la situazione resta opaca. Non ha mai dichiarato pubblicamente di aver rinunciato alla cittadinanza statunitense, né ha mostrato un passaporto cinese. “È triste che alcune persone si concentrino più sulla mia nazionalità che sulle mie prestazioni sportive”, ha dichiarato lei nelle scorse settimane, evitando come sempre di fornire chiarimenti definitivi. Questa zona grigia è diventata uno degli elementi più discussi del suo personaggio pubblico. Durante le Olimpiadi invernali di Pechino 2022, quando Gu è diventata la prima sciatrice freestyle a conquistare tre medaglie nella stessa edizione dei Giochi, il dibattito sul suo passaporto è esploso. E da lì non si è mai concluso.

Per Pechino, Gu rappresenta un sogno narrativo perfetto. Giovane, carismatica, bilingue, capace di muoversi con disinvoltura tra media occidentali e cinesi, è diventata il volto di una Cina moderna, sicura di sé, glamour. Il suo successo ha coinciso con l’esplosione del mercato degli sport invernali nel Paese e con una strategia di soft power attentamente costruita. Le sponsorizzazioni si sono moltiplicate, i marchi internazionali e cinesi si contendono la sua immagine, rendendola una delle atlete più pagate al mondo.

Ma in Cina, accanto a un entusiasmo diffuso, c’è anche chi vede nella sua parabola un esempio di ingiustizia sociale. Non tanto verso Gu, quanto verso ciò che sembra incarnare: una possibile eccezione alle regole. In un sistema che applica rigidamente il divieto di doppia cittadinanza ai cittadini comuni, l’idea che una star possa godere di un trattamento speciale ha sollevato interrogativi profondi sul concetto di equità. Il caso Gu è diventato così specchio di una tensione interna: da un lato l’orgoglio nazionale per le vittorie, dall’altro la percezione di una doppia morale, in cui il talento e l’utilità simbolica possono sospendere le regole generali. Non tutti possono costruirsi una propria traiettoria fuori dagli schemi. Né sulla neve, né fuori.

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