L’esercito russo ha cominciato a ritirarsi dalla Siria oggi, martedì 15 marzo, proprio nel giorno in cui ricorre il quinto anniversario dell’inizio della rivolta anti Bashar al-Assad che diede avvio alla guerra civile cui il paese è tutt’ora in preda e che ha già portato alla morte di 250'000 persone e allo sfollamento della metà della popolazione.
Le truppe di Vladimir Putin erano presenti nel paese dallo scorso 30 settembre nell’ambito di un’operazione di lotta al terrorismo internazionale e a sostegno del regime del presidente siriano. Grazie all’intervento russo, l’esercito siriano ha potuto riguadagnare terreno e riprendere il controllo di 400 città e villaggi che erano nelle mani dell’opposizione.
Raid aerei che però, sin dai primi interventi, hanno fatto sorgere dubbi sui veri obiettivi: oltre a colpire il sedicente Stato islamico, le forze armate di Mosca sono infatti state accusate anche di aver preso di mira anche gli oppositori di Assad.
Proseguono i negoziati a Ginevra
Proseguono intanto a Ginevra i negoziati, riavviati lunedì, per cercare di trovare una soluzione al conflitto. L'inviato dell'ONU per la Siria, Staffan De Mistura, ha sottolineato che la vera questione da affrontare nella decina di giorni a venire è la transizione politica nel paese. "Non penso che giungeremo a un accordo, ma spero che potremo almeno stabilire una tabella di marcia precisa".
RG/mrj
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