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L'esilio volontario degli oppositori di Putin

Molti russi hanno lasciato il loro paese dopo l’invasione dell’Ucraina trovando rifugio a Istanbul

  • 31 marzo 2022, 10:52
  • 23 giugno 2023, 17:49
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  • UCRAINA

L'esilio volontario degli oppositori di Putin

Italo Rondinella/RSI 31.03.2022, 10:49

  • Italo Rondinella
Di: Italo Rondinella

Come decine di migliaia di suoi connazionali Alyona - una professionista russa di 33 anni - ha lasciato Mosca ed è volata a Istanbul con sua figlia G. di 7 anni il giorno successivo all’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

Sembra un déjà vu della Storia; come accadde nel 1920, durante la guerra civile, quando gli oppositori dei bolscevichi scapparono dalla Russia trovando riparo a Costantinopoli, così oggi attivisti, giornalisti e giovani professionisti della classe media - tutti oppositori di Putin - scappano a Istanbul.

Coincidenze o ricorrenze storiche a parte, la Turchia è una meta accogliente per i russi. Forse più di altre destinazioni naturali di elezione, come l’Armenia oppure la Georgia dove in molti conservano lo sgradevole ricordo di un’altra delle guerre putiniane, quella russo-georgiana del 2008.

“Vivere a Mosca, dopo quanto è accaduto il 24 febbraio è diventato insopportabile e ciò che duole maggiormente è vedere come persone che amo sostengano il massacro di altre persone innocenti” - dice Alyona, riferendosi soprattutto a suo padre.

Racconta di un divario generazionale e di genere che allontana lei donna - resiliente come solo le donne russe sanno essere, dice - dagli uomini di passata mezza età che non si sono mai ripresi dal senso di umiliazione inflitto loro dal collasso dell’Unione Sovietica e che, vittime di una feroce propaganda nazionalista e imperiale, vedono oggi in Putin una ragione di riscatto.

Racconta di essersi preparata da tempo all’idea di lasciare il suo Paese, anche studiando il sistema bancario internazionale, nella prospettiva di riuscire a mantenere liquidità in caso di fuga all’estero. È stato perciò un discreto colpo quando - a seguito del blocco delle carte russe nel circuito Mastercard e Visa - non è riuscita a pagare la colazione a sua figlia.

Aglaya, moscovita, vive a Istanbul da 12 anni e, in queste settimane, come altri suoi connazionali della diaspora russa in Turchia, si è prodigata in ogni modo per aiutare coloro che arrivavano in città, non solo russi ma anche parenti di amici ucraini.

Angelina è solo in transito, proseguirà per la Germania dove cercherà di ottenere un visto di lavoro. È una giornalista ed accademica di San Pietroburgo, spaventata per la propria incolumità e dubbiosa sul futuro del suo Paese. Una nuova legge incrimina tutti coloro che diffondano notizie considerate false o semplicemente utilizzino la parola “guerra” che la propaganda putiniana impone di chiamare “operazione militare speciale”. Anche Novaya Gazeta, il giornale indipendente che ospitò gli articoli di Anna Politkovskaja e il cui attuale direttore, Dmitry Muratov, fu insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2021, è stato costretto ad arrendersi e ad interrompere le pubblicazioni.

Nessuna di queste donne paragona le proprie difficoltà a quelle che i cittadini ucraini stanno soffrendo dall’inizio dell’invasione russa ma le loro storie raccontano che esiste anche in Russia chi si oppone fermamente alla guerra di Putin.

Dare loro voce significa non semplificare e tentare di evitare di polarizzare il quadro di un conflitto pericoloso per la stabilità dell’Europa tutta e del mondo intero.

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