Mondo

L'ultimo baluardo di Hillary

Il racconto della notte in Pennsylvania, che ha consegnato a Trump le chiavi della Casa Bianca

  • 09.11.2016, 22:07
  • 4 maggio, 17:10
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La notte elettorale a Filadelfia - di Gabriele Barbati

RSI Info 09.11.2016, 17:27

I ragazzi, i pochi che hanno resistito fino alle tre del mattino a Filadefia, guardano il televisore increduli. Donald Trump ha appena parlato in diretta da New York, per la prima volta da presidente eletto degli Stati Uniti. “Davvero?” butta nel mezzo uno dei giovani ospiti della Philadelphia House, un ostello del centro. “Dormiamoci su”, commenta un altro, “chissà che troviamo domattina”.


La città è in stato di shock. Il comizio-concerto con 40'000 persone, dove solo la sera prima la candidata democratica aveva messo insieme Barack Obama e Bruce Springsteen, aveva moltiplicato l’illusione di una festa, aizzata da sondaggi ultrafavorevoli. I numeri veri, i risultati, hanno confermato invece un detto popolare da queste parti: “Tra Filadelfia e Pittsburgh, c’è un’altra Pennsylvania”. Vale a dire, tolte le due grandi città democratiche ai suoi estremi, il cuore dello stato è rosso repubblicano.

E pensare che alle 21, al bar Cavanaugh’s di Filadelfia Ovest, ritrovo di giovani universitari, l’atmosfera era di pura formalità. Una giornata a senso unico pro-Hillary nei seggi cittadini sembrava preludere a una vittoria rapida.

“Come sta andando?” chiedeva una ragazza appena raggiunti i compagni al bancone. “Clinton perde in Florida” rispondeva un amico. E perde “anche l’Ohio e i suoi 18 voti” indicava la CNN, nella parata di schermi con le varie emittenti intente a scandire la serata delle presidenziali, in questo come in tanti bar d’America. Erano i primi segnali che la strada di Trump verso i 270 voti necessari a diventare il 45mo presidente sarebbe stata meno in salita del previsto.

Inesorabile, con il passare delle ore e delle proiezioni, l’America a scacchi mostrata dalle TV si sarebbe infatti ricoperta di rosso. Non solo nel ventre molle delle fabbriche cadute in disgrazia e della maggioranza bianca, ma anche in Carolina del Nord, un altro dei dieci stati dati in bilico alla vigilia.

Non basterà lo spoglio della California e della costa occidentale, che tradizionalmente come il lato opposto è democratica, a colorare la mappa elettorale di blu. Le mani dei presenti sono alla bocca. Ora è a Clinton che serve un miracolo per arrivare a 270. A mezzanotte, Trump è in vantaggio negli Stati che rimangono. Molti, stralunati, iniziano a imprecare e lasciare il locale. Meglio non vedere Trump che vince. E pure in anticipo, conquistando la manciata di voti mancanti proprio qui, a casa loro, in Pennsylvania.

Gabriele Barbati

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