A otto anni di distanza Barack Obama subisce la stessa sorte del suo predecessore alla Casa Bianca. Nelle elezioni di medio termine del 2006 i democratici avevano riconquistato il Senato e l’intero Congresso grazie al rifiuto delle politiche di George W Bush. Nelle midterm del 2014 i repubblicani riprendono il controllo della Camera alta e di tutto il Parlamento dopo aver trasformato il voto in un referendum sulle impopolari politiche del presidente degli Stati Uniti. Oggi come allora la Casa Bianca deve dunque fare i conti con un Congresso compatto e contrario alle proprie politiche.
Opzioni aperte per i repubblicani
Per Obama tuttavia non si tratta di una novità; è dalla vittoria del 2010 che i repubblicani controllano la Camera bloccando con successo tutte le leggi care all’amministrazione. Il presidente è abituato a non poter contare sul sostegno del Congresso. Una paralisi evidente negli scontri sul bilancio e sul debito, sfociati lo scorso anno nello shutdown, la paralisi delle attività governative.
Con in mano entrambe le Camere i repubblicani si trovano ora di fronte a una scelta: continuare la strategia dell’opposizione a oltranza, bloccando le nomine della Casa Bianca e approvando misure estreme che saranno affossate dal veto del presidente, oppure cercare un compromesso con Obama e approvare riforme importanti, tra le quali quella delle leggi che regolano l’immigrazione.
Le conseguenze sulle presidenziali
Le conseguenze della via che i repubblicani sceglieranno si ripercuoteranno anche sulle presidenziali del 2016. La sconfitta dei democratici a queste elezioni di medio termine non è infatti esclusivamente dovuta all’impopolarità di Obama e alla delusione per una ripresa economica che non si fa ancora sentire dalle famiglie statunitensi. Parte dei seggi passati ai repubblicani in questa tornata sono infatti tradizionalmente conservatori, ed erano stati conquistati dai democratici solo grazie all’ondata che nel 2008 aveva portato Obama alla Casa Bianca.
Barack Obama
Tra due anni la situazione sarà ribaltata e la maggiore partecipazione al voto che da sempre caratterizza le presidenziali favorisce i democratici. Per poter continuare a vincere nel lungo termine i repubblicani sanno inoltre di dover cominciare a conquistare il sostegno delle minoranze, soprattutto latinos e afroamericani. All’interno del partito si stanno già affilando i coltelli in vista dell’inevitabile scontro tra i parlamentari più moderati e i conservatori vicini alla destra dei Tea Party sulla strategia da seguire: una lotta che determinerà non solo gli ultimi due anni di Barack Obama alla Casa Bianca, ma il futuro del partito e del paese.
Thomas Paggini - corrispondente RSI da Washington
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