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Mondiali di calcio, appelli a boicottare gli Stati Uniti

L’edizione 2026, che si svolgerà tra Canada, Messico e Stati Uniti, accende sempre più polemiche legate a politiche migratorie, timori per la sicurezza e rispetto dei diritti umani

  • Un'ora fa
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  • Keystone
Di: SEIDISERA/Telegiornale/DC 

Non c’è solo l’ex presidente FIFA Sepp Blatter a invitare i tifosi a restare lontani dagli Stati Uniti (lunedì ha lanciato l’allarme sulla sicurezza): le voci di organizzazioni umanitarie, di alcuni Paesi europei e dei social (con la campagna #Boycott2026) si stanno unendo con sempre più vigore esortando al boicottaggio dei Mondiali di calcio 2026 che si apriranno l’11 giugno.

In Germania alcuni parlamentari hanno evocato il ritiro della nazionale come ultima risorsa. Nel Regno Unito, il conservatore Simon Hoare ha invitato Inghilterra, Scozia e Galles a boicottare il Mondiale per “mettere in imbarazzo” Donald Trump. In Danimarca e Svezia i cittadini sono sempre più convinti che i prossimi Mondiali di calcio devono essere boicottati. Nessuna federazione ha però finora annunciato ritiri ufficiali.

E la Svizzera?

L’Associazione Svizzera di Football (ASF) ha deciso che al momento un boicottaggio è fuori discussione. Il tema è però stato tematizzato, valutando i pro e i contro. Ai microfoni del Telegiornale, l’addetto stampa della Nazionale svizzera di calcio, Sergio Affuso, ha dichiarato: “Un boicottaggio secondo noi andrebbe a punire le persone sbagliate. Ovvero i nostri giocatori, che si sono qualificati in campo per la coppa del mondo al di fuori di ogni contesto politico”.  Per quanto riguarda i tifosi, “sono più o meno tremila i biglietti venduti a sostenitori rossocrociati, sia nei gironi che per le altre fasi del torneo”.

Politiche migratorie, violenza e abusi

A preoccupare, in primis, sono le politiche migratorie molto restrittive rilanciate dal 2025 dall’amministrazione Trump, con divieti di ingresso per cittadini di dodici Paesi e l’ipotesi di arrivare a trentasei. Crescono anche detenzioni ed espulsioni sommarie, talvolta verso Paesi terzi. Atleti e staff sono esentati da tali misure e restrizioni, ma non i tifosi. Milioni di appassionati rischiano così di non poter entrare negli Stati Uniti.

Le paure sono legate anche agli episodi di violenza degli ultimi mesi. I più gravi a Minneapolis, con le uccisioni di Renee Nicole Good e poi di Alex Pretti per mano di agenti federali. Una serie di eventi che alimenta la percezione che l’agenzia federale incaricata di far rispettare le leggi sull’immigrazione sia imprevedibile e aggressiva e che, alla vigilia di un evento globale come il Mondiale, solleva preoccupazioni sulla sicurezza e sul trattamento dei milioni di tifosi che arriveranno da tutto il mondo. Lo stesso Trump tre mesi fa dichiarò di voler spostare alcune partite del Mondiale 2026 da città ospitanti come San Francisco e Seattle, definite “pericolose” e “guidate da radicali di sinistra”.

La FIFA messa sotto pressione dalle organizzazioni umanitarie

Un clima che in generale contrasta un po’ con l’idea di un evento inclusivo e che ha spinto molte organizzazioni per i diritti umani a prendere posizione. Già nel 2025 Human Rights Watch e oltre organizzazioni, tra cui Amnesty International, hanno scritto alla FIFA chiedendo garanzie concrete, ossia stop alle profilazioni razziali, tutela della libertà di protesta e protezione dei diritti dei visitatori stranieri. Il messaggio è che assistere a una partita non dovrebbe comportare il rischio di essere detenuti o deportati.

Mondiali a rischio?

“Al momento quello del boicottaggio non è un rischio reale, anche perché stiamo parlando in parte di Paesi che ancora non si sono qualificati”, ha commentato al telegiornale Nicola Sbetti, storico dello sport. “Il vero pericolo di questo mondiale si chiama Donald Trump, perché la sua imprevedibilità ha già dimostrato come alcune sue scelte stiano mettendo effettivamente a rischio il mondiale”. Poi c’è Gianni Infantino, da molti giudicato accondiscendente nei confronti di Trump. Soprattutto dopo averlo insignito del premio FIFA per la pace, creato appositamente per lui. “Credo che Infantino abbia da subito intuito che al contrario di Putin col mondiale in Russia o Al Tani in Qatar, per Trump questo mondiale di calcio non era così importante. E quindi ha adottato una strategia un po’ servile, che è quella di assecondare in tutto e per tutto Trump, invece di rivendicare con più forza i punti di forza della FIFA”.

“La politica internazionale in questo momento sta vivendo un momento di forte tensione e lo sport non fa che riflettere questa tensione”, conclude Sbetti, “e per quanto le strategie delle organizzazioni sportive tendano a promuovere la pace, certi compromessi sono necessari per mantenere attivo e vivo il mondo dello sport internazionale”.

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FIFA: fa discutere il premio a Trump

Telegiornale 07.12.2025, 20:00

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