Dopo i raid statunitensi e israeliani contro l’Iran, la tensione nel Golfo sale a un livello che i mercati energetici temono da anni. I pasdaran, ossia i Guardiani della Rivoluzione, hanno infatti diramato comunicazioni radio alle navi sostenendo che “nessuna imbarcazione è autorizzata a transitare” nello Stretto di Hormuz, secondo quanto riferito da un funzionario della missione navale dell’UE.
Lo Stretto - il corridoio marittimo che collega il Golfo all’Oceano Indiano - è un passaggio vitale per l’export energetico dei principali produttori della regione (Arabia Saudita, Emirati, Iraq, Kuwait, Qatar e lo stesso Iran). Il rischio, avvertono operatori e analisti in queste ore, è che un blocco anche parziale si trasformi rapidamente in un “collo di bottiglia” globale per petrolio e gas, con effetti immediati su prezzi, assicurazioni e catene logistiche.
Come ricorda la U.S. Energy Information Administration (EIA), Hormuz è “uno dei più importanti colli di bottiglia petroliferi al mondo”. Nel 2024 i flussi di greggio e prodotti petroliferi attraverso lo Stretto hanno mediamente raggiunto circa 20 milioni di barili al giorno, pari a circa un quinto dei consumi globali; nel 2024 anche circa un quinto del commercio mondiale di Gnl è transitato da qui, principalmente dal Qatar. È un punto nevralgico soprattutto per l’Asia: oltre l’80% di petrolio e gas che passano da Hormuz è diretto ai mercati asiatici, rendendo economie come Cina, India, Giappone e Corea del Sud particolarmente esposte a interruzioni prolungate.
Stop “ordinato” via radio e il traffico si inceppa
Nelle ultime ore, secondo fonti del settore e della sicurezza marittima citate da Reuters, diversi trader, major energetiche e armatori di petroliere e metaniere hanno sospeso o rallentato le spedizioni attraverso Hormuz dopo l’escalation militare, mentre le autorità navali occidentali hanno emesso avvisi di sicurezza e raccomandazioni di prudenza.
Il quadro operativo resta però fluido. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, un funzionario della missione UE ha parlato di trasmissioni dei pasdaran su canali radio. La marina britannica, pur segnalando l’aumento del rischio, avrebbe valutato queste “direttive” come non vincolanti dal punto di vista formale, invitando comunque alla massima cautela. A conferma del nervosismo, Atene ha invitato le navi battenti bandiera greca a evitare alcune aree di navigazione nella regione dopo gli attacchi e le ritorsioni, segnale di un’immediata “rivalutazione” del rischio per una delle flotte mercantili più grandi al mondo. Il primo effetto tangibile di una crisi marittima nel Golfo è spesso finanziario, con le assicurazioni “war risk” che possono impennarsi o essere rinegoziate con premi più alti. Il Financial Times riferisce di assicuratori pronti a cancellare o aumentare le coperture per le navi in transito nel Golfo e nello Stretto, con costi che potrebbero crescere sensibilmente per singolo viaggio.
Sul fronte logistico, le alternative esistono ma non possono sostituire Hormuz su larga scala. Da anni Arabia Saudita ed Emirati hanno potenziato oleodotti che permettono di deviare parte del greggio verso il Mar Rosso o l’Oceano Indiano, aggirando lo Stretto. Tuttavia, la capacità di bypass resta limitata rispetto ai volumi complessivi che transitano via mare.

USA e Israele attaccano, l'Iran risponde
Telegiornale 28.02.2026, 20:00






