Mondo
INTERVISTA

Nizza, 10 anni dopo: “Mi è rimasta la paura della folla”

La testimonianza di una ticinese in fuga sulla Promenade des Anglais, dopo l’attentato di matrice islamista che causò 86 morti e più di 400 feriti - Stasera le commemorazioni in memoria delle vittime

  • 44 minuti fa
  • 32 minuti fa
Fiori e messaggi sulla Promenade des Anglais nel 2016 per commemorare le vittime

Fiori e messaggi sulla Promenade des Anglais nel 2016 per commemorare le vittime

  • Keystone
Di: Sofia Pelosi 

Sono trascorsi dieci anni dall’attentato a Nizza del 14 luglio 2016. Alla guida di un camion, il tunisino Mohamed Lahouaiej Bouhlel si scagliò contro la folla che si era radunata sulla Promenade des Anglais per assistere allo spettacolo pirotecnico legato alla festa nazionale francese. L’attentato provocò 86 morti e oltre 400 feriti. Fra i deceduti, anche la 50enne ticinese Linda Casanova Siccardi, in vacanza con il marito, il quale rimase gravemente ferito.

La fuga nel panico

Quella sera sulla Promenade des Anglais c’era anche Emma, una ragazza ticinese che all’epoca aveva 16 anni e che si trovava a Nizza per un soggiorno linguistico di qualche settimana. Era con un gruppo di amici sul lungomare per vedere i fuochi d’artificio. “Non ho visto, né sentito niente di strano. A un certo punto la gente dietro di me ha iniziato a correre. E quando in una folla tutti corrono, corri anche tu”.

L’inizio della fuga. “Ricordo di essermi chinata a togliermi le scarpe, altrimenti non sarei riuscita a correre. Ma in quel momento non sapevo ancora cosa stesse succedendo”. Il ricordo poi si fa più sfocato, tra ciò che ha vissuto e una ricostruzione a posteriori. “A un certo punto credo di essermi girata e di aver visto il camion. Ma non ne sono sicura: forse è un’immagine che ho fatto mia, guardando le notizie”.

Emma riuscì a rifugiarsi in un ristorante insieme ad altre persone. “Nessuno sapeva cosa stesse succedendo. Nel frattempo avevo perso tutti i miei amici e mi sono avvicinata a una mamma con i suoi figli perché parlava italiano”. Quanto tempo passò prima di poter uscire, non se lo ricorda. Quando la polizia dichiarò sicura la zona, le persone vennero fatte allontanare seguendo una direzione prestabilita. “Dovevo tornare alla mia camera, ma era dalla parte opposta”, racconta. “Sono quindi salita sulla metropolitana con la mamma e i suoi figli, finché loro non sono scesi. Volevo chiedere di poter andare con loro, ma mi vergognavo. Così sono rimasta da sola”.

“Un pericolo nel pericolo”

Il viaggio proseguì, finché Emma non venne avvicinata da un uomo che le chiese se stesse bene. Questi si offrì di ospitarla per la notte. “L’idea non mi faceva impazzire, ma non mi sembrava di avere alternative. Il mio telefono era scarico e alla centrale di polizia non mi avevano dato alcun aiuto. All’epoca non mi è nemmeno passato per la testa che sarei potuta restare lì”. Decise quindi di seguirlo.

La notte, però, trascorse nell’inquietudine. “Non si respirava una bella atmosfera in casa. Certo, era anche una notte particolare”. Emma racconta di aver cercato di dormire il meno possibile e, la mattina seguente, di aver insistito per tornare allo studentato. Ma la natura dell’ospitalità ricevuta suonava piuttosto equivoca. L’uomo, infatti, “continuava a dirmi di restare, di riposarmi ancora un po’”, mentre “io volevo soltanto andarmene”. Riuscì infine a lasciare la casa, a tornare alla sua stanza e a riabbracciare i suoi amici. Solo col tempo ha riletto quell’episodio in modo diverso: all’inizio descriveva l’uomo “come un eroe per avermi salvata. Poi ho capito che non era proprio andata così e che le sue intenzioni potevano essere ambigue. Mi è sembrato un pericolo nel pericolo”.

10 anni dopo

A dieci anni di distanza Emma racconta di come ha elaborato quanto accaduto. “Le settimane subito seguenti mi sentivo come in uno stato letargico, dormivo molto”. Poi negli anni è andata meglio, dopo averne anche parlato tanto. Alcune conseguenze, però, si fanno sentire. “Quello che mi è rimasto è la paura della folla e dei rumori come i petardi”. Anni dopo, per un certo periodo, Emma ha vissuto a Parigi per frequentare l’università. E in quel periodo non voleva “nemmeno essere nel Paese il 14 luglio”.

Le commemorazioni

Nel giorno del decimo anniversario, Nizza rende omaggio alle vittime con una cerimonia alla presenza del presidente francese Emmanuel Macron. Alle 22.34, l’ora in cui ebbe inizio l’attentato, 86 fasci di luce blu illumineranno il cielo sopra la Promenade des Anglais, uno per ciascuna persona rimasta uccisa.

Un minuto di silenzio sarà inoltre osservato prima della semifinale dei Mondiali tra Francia e Spagna. In un messaggio pubblicato su X, Macron ha ringraziato il presidente della FIFA per l’iniziativa, aggiungendo: “Non dimenticheremo mai”.

immagine
00:55

Francia: la parata del 14 luglio

Telegiornale 14.07.2026, 12:30

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare