“Le tensioni in Ucraina non potranno riprodurre lo scenario di una crisi del gas come quella vissuta nel 2006 e 2009”, quando mezza Europa restò al freddo a causa del blocco delle forniture russe. È categorica Laura Parmigiani, ricercatrice all’Istituto francese di relazioni internazionali, specialista di geopolitica dell’energia. Da allora infatti “l’Europa ha adottato diverse misure, fra cui un regolamento che obbliga gli Stati a implementare dei cambi di flusso. Cosa vuol dire? Vuol dire che l’Europa dell’est, che prima era in una posizione molto debole, potrebbe invertire la direzione delle forniture, ricevendone dalla Germania, dall’Austria o dall’Italia. Non sarebbe gas russo, quindi, ma algerino, libico, norvegese”.
Il Vecchio continente, insomma, si è premunito diversificando maggiormente le sue fonti. L’apertura del gasdotto Nord Stream, dalla Russia alla Germania, taglia inoltre fuori l’Ucraina e permette alla prima economia europea e alla Francia di prevenire le conseguenze dei problemi in quel paese.
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L’effetto sui prezzi della vertenza fra Kiev e Mosca è invece “difficile da prevedere in questo momento”. Un innalzamento importante è da prevedere piuttosto “se la crisi dovesse prolungarsi fino all’imminenza del prossimo inverno, quindi verso settembre o ottobre”.
"L'Europa ha mezzi di pressione sulla Russia"
Infatti “il picco massimo di consumo è passato”, l’inverno si avvicina al termine ed è stato mite, le scorte europee sono ancora buone. Proprio per questo, se Bruxelles dovesse esercitare pressioni su Mosca perché molli la presa in Crimea, il gas “non potrebbe essere un elemento di minaccia efficace da parte della Russia”. È piuttosto l’Europa ad avere un’arma in mano, e non è il gas ma il petrolio, l’altra risorsa che Mosca esporta in grandi quantità verso i Ventotto: "come è stato fatto per l’Iran, si potrebbe cercare di bloccare il sistema economico relativo alle esportazioni di petrolio”.
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Parmigiani: "Bisogna separare petrolio e gas" e il primo ? un'arma per l'Europa
RSI Info 04.03.2014, 18:55
di Stefano Pongan
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Gas e petrolio
“C’è un rapporto di interdipendenza. Da un lato l’Europa importa circa un quarto del suo fabbisogno di gas dalla Russia ma anche il 40% del petrolio, non dobbiamo dimenticarlo”, dice Laura Parmigiani, ma dall’altro “l’Europa è il primo cliente della Russia, che vi spedisce l’80% delle sue esportazioni ed è fortemente dipendente da esse”.
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Nabucco, North e South stream
Nonostante le due crisi dello scorso decennio, i rapporti energetici fra Europa e Russia si sono intensificati negli ultimi dieci anni. Ai gasdotti attraverso l’Ucraina, di epoca sovietica, si è aggiunto il Nord Stream, inaugurato nel 2011 da Dmitri Medvedev, Angela Merkel e François Fillon. Questo aggira l’Ucraina (ma anche quattro Stati membri dell’UE come Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia), facendo affluire gas direttamente in Germania dalla Russia. A sud, “la commissione europea e la parte orientale del continente sponsorizzavano il Nabucco”, per un approvvigionamento con gas azero, ricorda Laura Parmigiani, “un progetto ora sostanzialmente abbandonato a vantaggio del più piccolo TAP (Trans Adriatic Pipeline”. C’è però soprattutto il South Stream, un’altra idea di Gazprom, questa però ancora in fase di studio: “un progetto colossale, migliaia di chilometri attraverso il Mar Nero e sei paesi europei”.
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I progetti di Gazprom e non solo
RSI Info 04.03.2014, 18:55
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