La giustizia francese ha confermato lunedì in appello la condanna a quattro anni di detenzione, senza condizionale, nei confronti di Jean-Claude Mas, fondatore della società PIP, colpevole di aver messo in commercio almeno 300’00 protesi mammarie fabbricate senza rispettare le basilari norme sanitarie.
Protesi che sono poi state impiantate a migliaia di donne, alcune delle quali hanno in seguito lamentato seri problemi di salute.
La Corte di appello di Aix-en-Provence ha dunque ribadito la sentenza di primo grado, riconoscendo il 76enne colpevole di frode aggravata e truffa, nonché condannandolo al pagamento di una multa di 75'000 euro (oltre 82'000 franchi) e infiggendogli il divieto definitivo di esercitare qualsiasi lavoro nel campo della sanità e di gestire un’azienda.
Anche la Svizzera è coinvolta: secondo le autorità federali sono 280 le donne a cui sono state impiantate le protesi in questione.
Mas, dal canto suo, deve ancora rispondere di lesioni e omicidio colposi e per quanto concerne gli aspetti finanziari del raggiro.
ATS/ludoC







