Mondo

Parlare di pace a Sarajevo

Papa Francesco è in Bosnia per una visita nata all'insegna del dialogo a tutti i livelli

  • 06.06.2015, 14:32
  • 4 maggio, 14:28
Papa Francesco allo stadio di Sarajevo, accolto da migliaia di persone

Papa Francesco allo stadio di Sarajevo, accolto da migliaia di persone

  • Reuters

di Bruno Boccaletti

Lo stile di Francesco supera le barriere. All'aeroporto di Sarajevo, stamattina ad attenderlo, c'erano i rappresentanti di una Bosnia frazionata in mille unità. Per loro ci sono state strette di mano e sorrisi, business as usual, ma l'attenzione è stata tutta per quel cordone di giovani, bambini, donne e uomini che si solito fanno da contorno. Per ognuno di loro, una stretta di mano, una parola speciale; un gruppo di ragazze ha avuto il tempo di cantare una canzone. Beati gli ultimi perché saranno i primi.

La visita di Francesco a Sarajevo nasce all'insegna del dialogo. Dialogo tra musulmani, cattolici, ortodossi che la guerra civile di vent'anni fa ha diviso, le ferite non sono ancora rimarginate. Per arrivare allo Stadio Olimpico (che a noi ticinesi ricorda Michela Figini e il suo splendido oro nell'84) si passa accanto al cimitero, tante le steli con impresso il volto di giovani e le date degli anni bui: 1992, 1993. Una sfilata di dolore.

Il viaggio di Papa Francesco in Bosnia

I fuori-programma di Bergoglio a volte dicono più delle parole scritte. Alla presidenza bosniaca il Papa ha ricordato che Sarajevo è un crocevia di culture, che ci sono stati dei progressi, che la Bosnia è parte integrante dell'Europa e la sua prospettiva di fatto - ha lasciato intendere - è l'Unione Europea. Ma poi, dopo aver chiesto l'effettiva uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge - non importa se musulmani o cristiani - ecco che alza lo sguardo, sorride e dice: qui si vede fiorire la primavera. È il bicchiere mezzo pieno dell'ottimista, che vede i semi di un cambiamento.

Allo Stadio Olimpico ha ricordato - ai 70mila presenti - che viviamo una sorta di Terza Guerra Mondiale combattuta "a pezzi". Ma c'è il sogno di Dio, il progetto di Dio, si chiama pace. È il contrario dello scontro tra culture, tra religioni, su cui molti oggi - anche in casa cattolica - puntano. Fare la pace è un lavoro artigianale, ha ricordato Bergoglio. Dev'essere l'obiettivo dei potenti, certo, ma anche di tutti, nelle azioni quotidiane. Sembra un'utopia. O forse no.

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